# Il collegamento da me stabilito in un post precedente fra Ronald Reagan e Donald Trump è meno peregrino di quanto si potrebbe pensare. Entrambi rientrano nella categoria dei ‘grandi comunicatori’, o meglio, degli imbonitori da fiera che spacciano ad una audience ipnotizzata solo quello che vuole sentirsi dire, a prescindere da qualunque collegamento con la verità, per quanto relativa la si possa considerare, e perfino con la realtà dei fatti.
Su di essa almeno non dovrebbero esserci dubbi, stante l’assioma alla base della logica e della matematica secondo il quale A=A. Gli imbonitori invece ci trasportano nel regno della post-verità, in cui A può essere uguale ad A, ma anche a non-A; in questo modo si impedisce qualunque ragionamento e si è obbligati ad accettare la loro parola, come base di un autoritarismo di ritorno.
Dubito che i due soggetti di cui sto parlando abbiano mai letto “1984” di George Orwell, eppure la strategia comunicativa da loro praticata ricorda quella del Grande Fratello, alla base degli slogan del suo partito: LA GUERRA È PACE; LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ; L’IGNORANZA È FORZA (1).
Nel suo regime, e sotto il suo sguardo a cui non si può sfuggire, non basta adeguarsi per cercare di sopravvivere, in un modo o nell’altro: bisogna amare il Grande Fratello, senza lasciare spazio per altri sentimenti. A questo scopo è preposto il Ministero dell’Amore, nella cui sede senza finestre si studiano le torture più raffinate, tagliate su misura per ogni cittadino.
Vi vengono rinchiusi anche il protagonista del romanzo, Winston Smith, e la sua amante illegale, Julia, i quali alla fine, non potendo più sopportare l’orrore, si tradiscono e abbandonano a vicenda. Ora Winston è finalmente pronto ad amare il Grande Fratello (2).
Alzò lo sguardo verso quel volto enorme. Ci aveva messo quarant'anni per capire il sorriso che si celava dietro quei baffi neri. Che crudele, vana inettitudine! Quale volontario e ostinato esilio da quel petto amoroso! Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello.
Il forsennato desiderio di ammirazione, di accettazione tipico di tutti gli autocrati se da un lato ne denuncia il disturbo narcisistico della personalità, dall'altro ne sottolinea l'insicurezza, la fragilità: chi è sicuro di se stesso non ha bisogno di continue rassicurazioni per dare un senso alla propria vita.
E' il meccanismo svelato da Orwell nel suo romanzo: nel regime del Grande Fratello è obbligatorio amare il tiranno, che tramite questa devozione si autoassolve.
Per fortuna al giorno d'oggi non può succedere...
Note
1. Maiuscole dell’autore. Si veda: George Orwell, 1984, Parte prima, 1.
2. Ibidem, Parte terza, 6.