25.8.26

K885

# "Il mistero di Edwin Drood" è l'ultimo romanzo scritto da Charles Dickens; purtroppo rimase incompiuto a causa della morte dell'autore, il 9 giugno 1870. Trattandosi, come si capisce dal titolo, di un romanzo 'giallo', un'assoluta novità nella vasta produzione dello scrittore inglese, il mistero in esso racchiuso è avvolto nell'enigma riguardante lo scioglimento che Dickens gli avrebbe dato, non avendo egli lasciato alcuna indicazione in merito, ma solo vaghi accenni.
Innanzitutto però bisogna chiedersi: cos'ha spinto Dickens, scrittore ormai affermato, anzi un vero classico della letteratura inglese quando ancora era in vita, a cimentarsi in un romanzo 'giallo' ? Su questo almeno non ci sono dubbi: il successo clamoroso di "La pietra di luna", romanzo a enigma di Wilkie Collins, un tempo suo protetto, col quale fra l'altro era imparentato (sua figlia Kate sposò in prime nozze il fratello di Collins, Charles), e adesso improvvisamente suo rivale. 
Anche i geni sono esseri umani: l'invidia e la stizza spinsero Dickens a voler superare Collins sul suo stesso terreno, ma il genere poliziesco non era nelle sue corde: era troppo abituato a divagare, a perdersi dietro la sua immaginazione strabordante, esagerata, per poter seguire le trame rigorose indispensabili volendo dar vita ad un enigma ed alla sua soluzione. E' possibile che 'Il mistero di Edwin Drood" fosse un mistero innanzitutto per il suo autore, il quale non aveva le idee chiare nemmeno lui; forse per questo non ha lasciato una bozza della fine del romanzo, ed è per questa ragione che può diventare un'ossessione per chi tenti di tirar fuori un ragionevole coniglio da questo cilindro senza fondo. 
Cominciamo dal punto principale: che fine ha fatto Edwin Drood, dopo la sua sparizione ? Non essendosi mai trovato un cadavere è incerto se sia stato ucciso, o se si sia allontanato di propria volontà; può anche darsi che, vista la fine del suo fidanzamento con Rosa, non volendo affrontare domande scomode o la compassione ipocrita degli abitanti della fittizia cittadina chiamata Cloisterham, abbia preso la strada dell'Egitto, dove lo attendeva un lavoro da ingegnere, e dove si sarebbe in ogni caso recato dopo il previsto matrimonio.
Se invece Edwin è stato ucciso sorge spontanea la domanda: chi è il suo assassino ? Sono ormai più di 150 anni che il quesito tormenta aspiranti detective ed appassionati dickensiani, al punto che si è formata una specie di setta, i 'droodisti', che a quanto pare non hanno niente di meglio da fare se non formulare le ipotesi più stravaganti su come Dickens avrebbe concluso il suo ultimo romanzo.

21.8.26

18.8.26

K883

# Già gli antichi greci coltivavano il sogno di macchine semoventi gestite da quella che può sembrare un'intelligenza artificiale. Ad esempio, quando Teti, la madre di Achille, si reca da Efesto a chiedergli armi per il figlio, lo trova intento a produrre tripodi davvero speciali (1):

E lo trovò sudante, che girava tra i mantici,
indaffarato; venti tripodi in una volta faceva,
da collocare intorno alle pareti della sala ben costruita;
ruote d'oro poneva sotto ciascun piedistallo,
perché da soli entrassero nell'assemblea divina,
e poi tornassero a casa, meraviglia a vedersi.

Esiste anche una poesia di Antipatro, poeta greco contemporaneo di Cicerone, che ipotizza di affidare alle 'ninfe' (automi programmati da Demetra ?) il lavoro dei mugnai:

Risparmiate la mano che fa girare la macina, o mugnai, e dormite
placidamente! Che il gallo v’annunci invano lo spuntar dell’alba!
Demetra ha ordinato alle ninfe il lavoro delle fanciulle,
e adesso saltano allegre sopra le ruote, 
che gli assi percossi girino coi loro raggi,
e in circolo faccian ruotare il peso della pietra. 
Viviamo la vita dei padri, e abbandonato il lavoro
godiamoci i doni che la dea ci concede.

Eppure quando le macchine furono introdotte davvero nelle manifatture, le condizioni di lavoro peggiorarono notevolmente, sia in termini di durata che di intensità. Com'è possibile ? Semplice, il sogno degli antichi si infranse contro due ostacoli insormontabili: l'economia politica capitalista e lo spirito cristiano.

Nota
1. Omero, Iliade, Libro diciottesimo. 
Versione di Rosa Calzecchi Onesti. 

14.8.26

K882

# Ah, l'estate...              

Midsummer: The Long Afternoon On The Road

11.8.26

K881

# L'ingresso in società di Sophie, che per concessione della Regina Carlotta porta il nome di suo padre, Richard Gun, sesto conte di Penwood, avviene senza scosse grazie al prestigio che Lady Bridgerton, la quale la presenta come fidanzata del figlio, ha presso l'aristocrazia. A questo punto Benedict approfitta della presenza di Sua Maestà per chiedere a Sophie di sposarlo, impedendo così per sempre fastidiose indagini su quella strana 'nobile' di cui nessuno ha mai sentito parlare in precedenza. 

Paradossalmente il lieto fine non abbatte le differenze di ceto che formano la struttura della società inglese del tempo, ma anzi le conferma: Sophie può sposare Benedict, entrando così nella famiglia di un visconte, solo perché viene riconosciuta come appartenente ad una stirpe di rango dalla più alta istanza a cui ci si possa appellare, la Regina, mossa da un capriccio o per trovare scampo dalla noia. Del resto anche Sua Maestà se ne rende conto, e ne approfitta per farsi due risate con Lady Danbury.

28.7.26

K879

# Si può discutere sugli effetti che l'intelligenza artificiale avrà sulla nostra società, dal punto di vista economico o sociale, etico o filosofico, ma un fatto resta certo: essa è presente da sempre nei sogni, nei miti e quindi nel futuro e perfino nel destino della civiltà occidentale.
Nell'Iliade Omero, o chi per lui, racconta che dopo l'uccisione di Patroclo Achille, infuriato, vuole sfidare Ettore, sennonché le sue (di Achille) armi rivestivano il compagno  al momento della morte, ed ora sono in mano ai Troiani. Sua madre Teti deve quindi recarsi da Efesto, il dio fabbro ed artigiano, a chiedergli delle armi nuove per il figlio (1).

Così vengo ora ai tuoi ginocchi, se vuoi
pel figlio dal breve destino darmi elmo e scudo
e belle gambiere, munite di copricaviglia,
e corazza; quelli che aveva gli perse il fedele compagno
vinto dai Teucri; e lui ora mi giace in terra afflitto in cuore !
...

(il dio) vestì la tunica, prese il suo grosso bastone e venne fuori
zoppicando; due ancelle si affaticavano a sostenere il signore,
auree, simili a fanciulle vive;
avevano mente nel petto e avevano voce
e forza, sapevano l'opere per dono dei numi immortali. 

O forse per dono di un LLM di proporzioni divine, di sicuro addestrato da Efesto, visto che anima, in quella fucina che secondo il mito si trova nell'Etna, due 'fanciulle auree' con la 'mente nel petto'.

Nota
1. Omero, Iliade, Libro diciottesimo
Versione di Rosa Calzecchi Onesti