14.4.26

K849

# Avendo una precisa conoscenza del 'fordismo' da miei studi precedenti, ci sono rimasto piuttosto male scoprendo, a decenni di distanza, il carattere e le opinioni davvero agghiaccianti del suo promotore, Henry Ford. Preso dalla curiosità ho scavato nell'argomento, incappando in Charles Lindbergh (1902-1974).


Nonostante l'aspetto da divo hollywoodiano, costui è in effetti un sepolcro imbiancato, "bello all'esterno, ma pieno all'interno di ogni putridume", secondo la parola evangelica (Matteo, 23, 27-32). Questo prototipo dell'eroe americano, che con la sua trasvolata dell'Atlantico in solitario, nel 1927, inserì l'aviazione nei sogni e nel business dei suoi connazionali, era infatti un antisemita e simpatizzante del nazismo se possibile peggiore di Ford, peraltro suo grande ammiratore. 
Nel 1929 Lindbergh sposò Anne Morrow, figlia dell'ambasciatore americano in Messico, da cui ebbe un figlio, che all'età di due anni, nel 1932, venne rapito e poi ritrovato cadavere; questo aumentò ancora la popolarità di Lindbergh, al punto che si cominciò a parlare di una sua carriera politica. La coppia però nel 1935 si trasferì in Inghilterra, da dove nei tre anni seguenti compì ripetute visite alla Germania nazista, rimanendone favorevolmente impressionata. 
Nel 1939 Lindbergh ricevette la Croce di Servizio dell’Ordine dell’Aquila Tedesca, un medaglione d’oro con quattro piccole svastiche, concesso agli stranieri per servizi prestati al Reich; a consegnargliela, per ordine del Führer, fu il maresciallo dell’aria Hermann Göring durante una cena all’ambasciata americana di Berlino. 
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Lindbergh entrò in servizio attivo come colonnello nell’aviazione militare degli Stati Uniti, giustificando la sua scelta in questo modo: "L’aviazione è uno di quei beni inestimabili che permettono alla razza bianca di sopravvivere in un mare incalzante di gialli, neri e bruni." 
Questo non gli impedì di ostentare posizioni politiche fortemente isolazioniste, entrando nell'America First Committee, mentre sua moglie, diventata nel frattempo un'apprezzata scrittrice, pubblicava un nuovo libro, "The Wave of the Future", definito dal ministro degli interni di Roosevelt, Harold Ickes, "la Bibbia di ogni nazista americano." Quando Ickes poi lo definì "il compagno di strada nazista numero uno degli Stati Uniti", Lindbergh presentò le sue dimissioni, impegnandosi come oratore nei raduni dell'America First Committee, dove sostenne che a spingere per l'ingresso degli Stati Uniti in guerra era, guarda caso, "la razza ebraica, per ragioni che non sono americane."
Il tempismo non avrebbe potuto essere peggiore: da lì a poco il Giappone attaccò Pearl Harbor, e mentre l'America First Committee spariva di scena, Lindbergh si trovò sommerso dalla vergogna. Nel gennaio 1942 tentò di rientrare in aviazione, ma Roosevelt non glielo consentì, accettandolo solo come consulente del programma di sviluppo dei bombardieri della Ford a Willow Run. Si doveva arrivare al 1944 perché fosse autorizzato a recarsi nel Pacifico meridionale, come civile; lì alla consulenza aggiunse azioni di combattimento contro i giapponesi, con cui tentò di rientrare in possesso della sua dignità di soldato, se non di eroe americano.
Nel dopoguerra Lindbergh indossò la divisa dell'ambientalista e del difensore delle specie in via di estinzione, il che rappresenta una sorta di amara ironia, da parte di un estimatore di Adolf Hitler. Morì a causa di un linfoma il 26 agosto 1974.

10.4.26

K848

# Alcuni dei miei pezzi rock preferiti (Live !)

- “Bad Boy Boogie” by AC/DC: To be a bad boy ain’t that bad ! Sto pensando di usare questa frase come epitaffio, più in là possibile nel tempo.

- “Mark says Allright” by Grand Funk Railroad: per qualche strana ragione da decenni ho un debole per questo pezzo, in sé niente di speciale. Posso considerarlo uno dei miei ‘guilty pleasures’.

- “Surrender” by Cheap Trick: l’album da cui è tratto questa track è uno dei migliori dal vivo a mia conoscenza. Bisogna un po’ fare l’orecchio al delirio della parte femminile del pubblico giapponese, ma per il resto è del tutto godibile.

7.4.26

K847

# Ai tempi della prima presidenza Trump (2016-2020) Sinclair Lewis, autore da tempo dimenticato a favore di suoi contemporanei come Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald, ritornò in cima alle classifiche di vendita dei libri di un famoso portale online col suo romanzo “Qui non può succedere”.
Chissà come mai… vediamo... chi sta descrivendo Lewis con queste parole ? Berzelius Windrip, il fittizio Presidente del suo romanzo o, profeticamente, qualcun altro ben più reale ? (1)

… sembrava il modellino da museo di un medico imbonitore, e infatti si vociferava che durante una vacanza quando frequentava la scuola di legge avesse suonato il banjo, avesse fatto giochi di prestigio con le carte, avesse presentato bottigliette di medicinali e avesse gestito il gioco dei bussolotti per una spedizione tanto scientifica quanto lo era il vecchio laboratorio itinerante del Dr Alagash…

Tutto ciò ricorda un famoso imbonitore dei nostri tempi, che alla televisione vendeva qualunque baggianata col suo nome sopra. E le somiglianze non finiscono qui: entrambi sono poi stati fulminati sulla via di Damasco della ‘politica’ (si fa per dire), diventando Presidenti degli Stati Uniti. Come scrive Lewis (1):

.. da allora Windrip si era riscattato, non c’è dubbio, innalzandosi dalla volgare frode della vendita di medicinali fasulli, stando in piedi davanti a un megafono, alla dignità di vendere un’economia fasulla, stando davanti a un microfono su un palco al chiuso sotto lampade ai vapori di mercurio.

Chi ha spacciato di recente un’economia che più fasulla non si può, basata sulle tariffe sulle importazioni ? E le squadre di picchiatori fascisti che scorrazzano per le città americane non ricordano i Minute Men, gli sgherri di Windrip ?
Speriamo che le somiglianze si fermino qui, e non si arrivi ad istituire campi di concentramento nelle ridenti pianure ad est e ad ovest degli Stati Uniti. 

Nota
1. Si veda: Sinclair Lewis, Qui non può succedere, Capitolo 9.

5.4.26

K846

# Della serie “Gli Dei”: Venere

Disse, e volgendosi rivelò lo splendore del collo, e dal sommo
del capo le chiome effusero un divino profumo d’ambrosia,
la veste le defluì alle caviglie, e dall’incedere si rivelò vera dea.
Quindi la Dea volò sino a Pafo, e rivide lieta quel luogo diletto
dove sorge in suo onore un gran tempio, e dove cento altari
profumati di fresche ghirlande bruciano incenso.

Virgilio
Eneide
Libro primo

3.4.26

K845

# Ah, la primavera !    

E’ una stagione di rinascita, di svelamenti. Forse quest’anno le tante ‘closet queens’ che ci sono in circolazione coglieranno il destro per fare finalmente un esplosivo ‘coming-out’, ispirandosi magari al mitico Dottor Frank-N-Furter dell’immortale “Rocky Horror Picture Show” di Jim Sharman (1975).

  

31.3.26

K844

# In un post precedente ho collegato gli atteggiamenti fascisti degli odierni magnati della tecnologia con la corrente ideologica detta "modernismo reazionario"  presente nella Repubblica di Weimar durante il primo dopoguerra. L'ho presa alla larga, come al solito, per una sorta di ridicolo snobismo intellettuale di cui devo scusarmi prima di tutto con me stesso.
Gli Stati Uniti possono fornire esempi di questa tendenza molto più calzanti, a cominciare da Henry Ford (1863-1947). Considerato il maggior ispiratore della seconda Rivoluzione Industriale, al punto che 'fordismo', il processo produttivo basato su di una catena di montaggio ininterrotta e sulla divisione del lavoro, divenne sinonimo di produzione su larga scala, Ford era altresì noto per il suo feroce antisemitismo. 
Ad esempio attribuì lo scoppio della prima guerra mondiale ai 'banchieri ebrei tedeschi'; quando si candidò ad un posto al Senato, nel 1916, e venne sconfitto, ne diede la colpa, guarda caso, agli 'ebrei'. Nel 1920 comprò un giornale locale, il "Dearborn Indipendent", solo per farvi uscire una serie di articoli destinati a smascherare "L'ebreo internazionale: il problema del mondo"; essi vennero poi raccolti in un'edizione in quattro volumi, imposti ai concessionari della Ford come un prodotto aziendale. Sembra incredibile, ma giuro che non mi sto inventando nulla: sono fatti storici.
I suoi sproloqui non passarono inosservati da questa parte dell'oceano; in un’intervista del 1923, Adolf Hitler affermò: "Guardiamo a Heinrich Ford come al capo del crescente movimento fascista in America." La relazione d'amorosi sensi fra i due durò a lungo: nel 1938, a luglio, per il suo settantacinquesimo compleanno, Ford accettò la Croce di Servizio dell’Ordine dell’Aquila Tedesca conferitagli dal governo nazista. 
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sostenne il movimento isolazionista dell'America First Committee, che vantava tra i suoi membri Charles Lindbergh, il trasvolatore atlantico. Nondimeno, quando dopo Pearl Harbor gli Stati Uniti entrarono in guerra, da buon capitalista convertì la sua azienda alla produzione bellica; tra l'altro, fornì all'aviazione il bombardiere B-24, prodotto nell’enorme stabilimento di Willow Run, nel Michigan, con cui le forze alleate rasero al suolo le sue beneamate città tedesche, seppellendo nel diluvio di fuoco delle bombe incendiarie il presunto Reich millenario. 
Dopo aver subito due ictus, nel 1945 Henry Ford si dimise dagli incarichi societari. Morì due anni dopo, senza mai essersi pentito delle sue sbandierate opinioni, che definire ripugnanti è ancora poco; questo ci viene attestato dal demagogo antisemita Gerald L. K. Smith che negli anni sessanta ripubblicò "The International Jew", sostenendo che "Ford sugli ebrei non ha mai cambiato idea".