# In un post precedente ho collegato gli atteggiamenti fascisti degli odierni magnati della tecnologia con la corrente ideologica detta "modernismo reazionario" presente nella Repubblica di Weimar durante il primo dopoguerra. L'ho presa alla larga, come al solito, per una sorta di ridicolo snobismo intellettuale di cui devo scusarmi prima di tutto con me stesso.
Gli Stati Uniti possono fornire esempi di questa tendenza molto più calzanti, a cominciare da Henry Ford (1863-1947). Considerato il maggior ispiratore della seconda Rivoluzione Industriale, al punto che 'fordismo', il processo produttivo basato su di una catena di montaggio ininterrotta e sulla divisione del lavoro, divenne sinonimo di produzione su larga scala, Ford era altresì noto per il suo feroce antisemitismo.
Ad esempio attribuì lo scoppio della prima guerra mondiale ai 'banchieri ebrei tedeschi'; quando si candidò ad un posto al Senato, nel 1916, e venne sconfitto, ne diede la colpa, guarda caso, agli 'ebrei'. Nel 1920 comprò un giornale locale, il "Dearborn Indipendent", solo per farvi uscire una serie di articoli destinati a smascherare "L'ebreo internazionale: il problema del mondo"; essi vennero poi raccolti in un'edizione in quattro volumi, imposti ai concessionari della Ford come un prodotto aziendale. Sembra incredibile, ma giuro che non mi sto inventando nulla: sono fatti storici.
I suoi sproloqui non passarono inosservati da questa parte dell'oceano; in un’intervista del 1923, Adolf Hitler affermò: "Guardiamo a Heinrich Ford come al capo del crescente movimento fascista in America." La relazione d'amorosi sensi fra i due durò a lungo: nel 1938, a luglio, per il suo settantacinquesimo compleanno, Ford accettò la Croce di Servizio dell’Ordine dell’Aquila Tedesca conferitagli dal governo nazista.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sostenne il movimento isolazionista dell'America First Committee, che vantava tra i suoi membri Charles Lindbergh, il trasvolatore atlantico. Nondimeno, quando dopo Pearl Harbor gli Stati Uniti entrarono in guerra, da buon capitalista convertì la sua azienda alla produzione bellica; tra l'altro, fornì all'aviazione il bombardiere B-24, prodotto nell’enorme stabilimento di Willow Run, nel Michigan, con cui le forze alleate rasero al suolo le sue beneamate città tedesche, seppellendo nel diluvio di fuoco delle bombe incendiarie il presunto Reich millenario.
Dopo aver subito due ictus, nel 1945 Henry Ford si dimise dagli incarichi societari. Morì due anni dopo, senza mai essersi pentito delle sue sbandierate opinioni, che definire ripugnanti è ancora poco; questo ci viene attestato dal demagogo antisemita Gerald L. K. Smith che negli anni sessanta ripubblicò "The International Jew", sostenendo che "Ford sugli ebrei non ha mai cambiato idea".
Il blog di Pietro Gasti
Considerazioni Inattuali
31.3.26
K844
27.3.26
24.3.26
K842
# Ho letto un romanzo davvero interessante: “Qui non può succedere” di Sinclair Lewis (1885-1951), scrittore che fu il primo statunitense a ricevere il premio Nobel per la letteratura, nel 1930.
In questo libro del 1935, Lewis immagina che Franklin Delano Roosevelt venga sconfitto, alle primarie del Partito Democratico nel 1936, da Berzelius Windrip, il quale vince poi anche le successive elezioni, diventando Presidente degli Stati Uniti. Da questa posizione, con l’appoggio di grandi industriali e preti fondamentalisti sia cattolici che protestanti, tramite leggi di emergenza procede a creare un regime fascista, sul modello di quelli presenti in Italia e Germania, dove Hitler aveva preso il potere all’inizio del 1933.
La vicenda è narrata dal punto di vista di Doremus Jessup, proprietario e direttore di giornale in una cittadina dell’est degli Stati Uniti, Fort Beulah. Doremus si è sempre considerato un liberale moderato, ma anche un sincero patriota americano, così, davanti alle preoccupanti notizie da Washington, il suo mantra è: “Qui non può succedere”.
Ben presto dovrà cambiare idea quando il suo giornale, non schierato apertamente a favore del regime, gli viene sottratto e lui è costretto ad adattarsi al ruolo di portaborse dei nuovi padroni. Davanti a crimini che lo toccano sempre più da vicino (suo genero viene fucilato quando tenta di difenderlo dai soprusi), Doremus da vita ad una cellula di resistenza che stampa volantini ed opuscoli contro il regime. Quando viene scoperto è inviato in un campo di concentramento, dove subisce torture orrende; riesce però in qualche modo a sopravvivere finché sua figlia, corrompendo una guardia, lo fa evadere ed espatriare in Canada.
Nel frattempo, Windrip è deposto da un colpo di stato del suo braccio destro, Lee Sarason, un omosessuale che pare ricalcato su Ernst Röhm, capo delle SA naziste. A sua volta Sarason viene trucidato dal comandante dell’esercito, Dewey Haik, che non sopporta più le orge sodomitiche infestanti la Casa Bianca.
Per distrarre la popolazione dal disastro economico causato dal corporativismo, gli Stati Uniti dichiarano guerra al Messico, ma gli arruolamenti forzati causano una rivolta su larga scala; i ribelli assumono il controllo di vaste aree, senza però riuscire a rovesciare il regime. A questo punto Doremus decide di tornare in patria per dare una mano ai rivoltosi, ma non sapremo mai se riuscirà a sfuggire alle squadre della morte fasciste, i Minute Men, che l’hanno condannato alla fucilazione, perché qui finisce il romanzo.
20.3.26
K841
# Ah, la primavera !
Più numerose le primavere,
più i lunghi giorni
recano lacrime e lamenti —
Kobayashi Issa
Salvador Dalì “Leda atomica” (1947)
17.3.26
K840
# Che fine ha fatto il Progresso, con la 'p' maiuscola ? Con questo termine non intendo l'uscita dell'ultima carabattola con la mela sopra, spacciata da un soggetto ben lieto di deporre doni e lusinghe ai piedi dell'aspirante autocrate di turno,
intendo un avanzamento dell'intera umanità in campo sociale e civile, economico come politico.
Al giorno d'oggi gli avversari del Progresso non si rintanano più in nostalgie passatiste, o dietro a fondamentalismi religiosi. Anzi, si fanno un vanto delle conquiste tecnologiche, sbandierando atteggiamenti fascisti assieme agli ultimi ritrovati della moderna tecnologia.
Non è una novità: nella Germania della Repubblica di Weimar, durante il primo dopoguerra, il conservatorismo tedesco abbandonò gli ambienti pastorali del romanticismo ottocentesco per abbracciare la tecnica, sia in campo industriale che come strumento bellico, senza per questo venir meno alle sue radici irrazionali e illiberali. Ecco ad esempio come Oswald Spengler esalta la macchina nella sua sopravvalutata opera principale (1):
E queste macchine nella loro forma sono sempre più disumanizzate, sempre più ascetiche, mistiche, esoteriche. Esse avvolgono la terra con una rete infinita di forze sottili, di correnti e di tensioni. Il loro corpo si fa sempre più spirituale, sempre più chiuso. Queste ruote, questi cilindri, queste leve non parlano più. Ciò che in esse è più importante si ritira all’interno. La macchina è stata sentita come qualcosa di diabolico, e non a torto. Agli occhi del credente essa rappresenta la detronizzazione di Dio. Essa pone la causalità sacra nelle mani dell’uomo e questi la mette silenziosamente, irresistibilmente in moto con una specie di preveggente onnisapienza.
Spengler era un esponente della corrente ideologica detta 'modernismo reazionario'. Rifiutando l'Illuminismo e di conseguenza i suoi prodotti (i principi della Rivoluzione Francese, il liberalismo, il marxismo) Spengler non riesce a vedere la tecnica come un prodotto dello 'sviluppo delle forze produttive', direbbe Marx, e deve spiegarne la presenza colle solite fumisterie mistiche, esoteriche, e perfino ritenendola opera del diavolo.
Si sarebbe tentati di dargli ragione, considerati gli strumenti tecnologici messi in campo dai suoi sodali, non molto dopo l'uscita di queste noiose farneticazioni, per compiere orribili crimini contro l'umanità.
Nota
1. Oswald Spengler, Il tramonto dell'occidente, Capitolo quinto. Il mondo della vita economica, II. La macchina.
13.3.26
10.3.26
K838
# Koan inattuali
Tema
Un monaco incontrò un giorno un maestro zen,
e volendo metterlo in imbarazzo gli chiese:
"Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos’è la realtà?"
Il maestro gli diede un pugno in faccia.
Commento
Prima di praticare per trent'anni lo Zen
vedevo le montagne come montagne
e le acque come acque.
Quando giunsi ad una sapienza più profonda
vidi che le montagne non sono montagne
e le acque non sono acque.
Ora che ho raggiunto l'essenza della sapienza sono in pace
perché vedo le montagne come montagne e le acque come acque.
Poema
Che prodigio supremo, che miracolo sto vivendo !
Tiro l’acqua dal pozzo, porto la legna.


