24.2.26

K834

# Il collegamento da me stabilito in un post precedente fra Ronald Reagan e Donald Trump è meno peregrino di quanto si potrebbe pensare. Entrambi rientrano nella categoria dei ‘grandi comunicatori’, o meglio, degli imbonitori da fiera che spacciano ad una audience ipnotizzata solo quello che vuole sentirsi dire, a prescindere da qualunque collegamento con la verità, per quanto relativa la si possa considerare, e perfino con la realtà dei fatti. 
Su di essa almeno non dovrebbero esserci dubbi, stante l’assioma alla base della logica e della matematica secondo il quale A=A. Gli imbonitori invece ci trasportano nel regno della post-verità, in cui A può essere uguale ad A, ma anche a non-A; in questo modo si impedisce qualunque ragionamento e si è obbligati ad accettare la loro parola, come base di un autoritarismo di ritorno.
Dubito che i due soggetti di cui sto parlando abbiano mai letto “1984” di George Orwell, eppure la strategia comunicativa da loro praticata ricorda quella del Grande Fratello, alla base degli slogan del suo partito: LA GUERRA È PACE; LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ; L’IGNORANZA È FORZA (1).
Nel suo regime, e sotto il suo sguardo a cui non si può sfuggire, non basta adeguarsi per cercare di sopravvivere, in un modo o nell’altro: bisogna amare il Grande Fratello, senza lasciare spazio per altri sentimenti. A questo scopo è preposto il Ministero dell’Amore, nella cui sede senza finestre si studiano le torture più raffinate, tagliate su misura per ogni cittadino. 
Vi vengono rinchiusi anche il protagonista del romanzo, Winston Smith, e la sua amante illegale, Julia, i quali alla fine, non potendo più sopportare l’orrore, si tradiscono e abbandonano a vicenda. Ora Winston è finalmente pronto ad amare il Grande Fratello (2).

Alzò lo sguardo verso quel volto enorme. Ci aveva messo quarant'anni per capire il sorriso che si celava dietro quei baffi neri. Che crudele, vana inettitudine! Quale volontario e ostinato esilio da quel petto amoroso! Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello.

Il forsennato desiderio di ammirazione, di accettazione tipico di tutti gli autocrati se da un lato ne denuncia il disturbo narcisistico della personalità, dall'altro ne sottolinea l'insicurezza, la fragilità: chi è sicuro di se stesso non ha bisogno di continue rassicurazioni per dare un senso alla propria vita. 
E' il meccanismo svelato da Orwell nel suo romanzo: nel regime del Grande Fratello è obbligatorio amare il tiranno, che tramite questa devozione si autoassolve.
Per fortuna al giorno d'oggi non può succedere...

Note
1. Maiuscole dell’autore. Si veda: George Orwell, 1984, Parte prima, 1.
2. Ibidem, Parte terza, 6.

20.2.26

K833

# Della serie "Catchphrase"

da "Gone with the wind" di Victor Fleming (1939)

 

17.2.26

K832

# In cosa consiste esattamente la 'Questione dell’Essere' (Seinfrage) che Martin Heidegger avrebbe ponderato dall'alto della sua cattedra ? In poche parole, nell’oblio dell’essere, nel suo nascondimento, o meglio auto-nascondimento durante l’intero corso della metafisica occidentale, da Platone a Nietzsche.
Nel rivolgersi all’ente la metafisica ha dimenticato l’essere, anche se con le migliori intenzioni, ossia per conseguire quella che riteneva una vera conoscenza. Ci ha così trasmesso l’unica idea di essere da noi effettivamente posseduta; da ciò deriva che se mettiamo da parte la metafisica e l’intera tradizione umanistica per intraprendere una ricerca dell’essere autentico, non nascosto né dimenticato, intraprendiamo un cammino del tutto diverso da quello finora percorso. Questo porta ad un apparente paradosso: se il nascondersi è il tratto proprio dell’essere, allora la tradizione umanistica non ha tradito il suo mandato, anzi, proprio dimenticando l’essere ha portato a compimento il destino e la vocazione più profonda dell’essere stesso. Come ha scritto Heidegger (1):

All’errore dell’uomo fa riscontro l’autonascondimento dell’essere. L’essere si sottrae mentre si scopre nell’ente. Così l’essere sta in sé stesso con la sua verità. Questo mantenersi-in-sé-stesso è la maniera aurorale del suo scoprirsi.

Non avrei saputo dirlo meglio io stesso. E inoltre (1):

L’oblio dell’essere è l’oblio della differenza tra essere e ente. Ma l’oblio di questa differenza non è affatto la conseguenza di una negligenza del pensiero. L’oblio dell’essere rientra nell’essenza dell’essere stesso, velata in sé stessa. Esso rientra così essenzialmente nel destino dell’essere che il mattino di questo destino incomincia come svelamento dell’essente-presente nel suo esser-presente. Il che significa: la storia dell’essere incomincia con l’oblio dell’essere, perché trattiene in sé la propria essenza, la differenza fra essere ed ente. La differenza resta esclusa. È obliata... 
L’oblio della differenza in cui inizia il destino dell’essere per compiersi in esso, non è però una mancanza, ma l’evento più ricco e più ampio in cui ha luogo e si decide la storia occidentale del mondo. È l’evento della metafisica. Ciò che è ora, si trova nell’ombra del destino precedente dell’oblio dell’essere.

Ma Heidegger non si ferma qui: la metafisica e l’umanismo hanno generato la tecnica, che producendo innumerevoli enti ci allontana sempre di più dall’essere, rivelandosi come la vera espressione del nichilismo occidentale, ed altresì della volontà di potenza, nel senso nietzschiano del termine. L’umanismo e il suo contrario, a cui il pensatore tedesco aderì nel 1933, alla fine non hanno fatto altro che entrambi avanzare nel deserto, nella storia disertata dall’essere. Non resta che affidarsi fatalisticamente ad una improbabile salvezza che non avviene per merito dell’uomo, ma suo malgrado: ormai solo un dio ci può salvare. 

Nota
1. Si veda: Il detto di Anassimandro, in Martin Heidegger, Sentieri interrotti.
Nella traduzione di Friedrich Nietzsche, il famoso ‘detto di Anassimandro’ recita: Là da dove le cose hanno il loro nascimento, debbono anche andare a finire, secondo la necessità. Esse debbono infatti fare ammenda ed essere giudicate per la loro ingiustizia, secondo l’ordine del tempo.

13.2.26

K831

# Ah, l’amore !

Il suo alito è aroma di miele ai chiodi di garofano,
la sua bocca è deliziosa come il mango maturo.
Baciare la sua pelle è come assaggiare il loto,
l’incavo del suo ombelico è un ricettacolo di spezie.
Quali altri piaceri vi si adagino, lo sa la lingua,
ma non può dirlo.

Kumaradatta
Sṛngarakarika

10.2.26

K830

# Come devo aver già detto, nel “18 Brumaio di Luigi Bonaparte” Karl Marx ha scritto che tutti i fatti e i personaggi della storia universale si presentano due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. E’ uno dei miei aforismi preferiti, dimostrato oltre ogni dubbio al giorno d’oggi.
Se la svolta a destra incarnata da Ronald Reagan fu una tragedia sia sul piano interno
- con la ‘deregulation’ finanziaria, che pose le basi di una crisi economica epocale, da cui non ci siamo ancora risollevati;
- triplicando il debito nazionale americano con la sua economia ‘basata sull’offerta’;
- ridistribuendo la ricchezza a favore dei ricchi, sorta di Robin Hood al contrario, con l’assurda pretesa di spargerne qualche goccia sui derelitti,
che su quello internazionale
- col dissennato finanziamento ed armamento dei talebani, che portò al dominio dell’estremismo islamico in Afghanistan, ancora attuale, e poi all’11 settembre;
- col sostenere insurrezioni di estrema destra in America Latina, giungendo a tale scopo ad accordarsi con l’Iran,
le pulsioni fasciste di Donald Trump (sembra impossibile, ma ha ipotizzato l'annullamento delle elezioni di mid-term, quest'autunno) per ora rimangono nel campo della farsa.
I comici americani non hanno bisogno di sforzare le meningi per i loro spettacoli ‘stand-up’: i copioni glieli scrive direttamente il Presidente degli Stati Uniti quando non riesce a pronunciare comuni vocaboli, o confonde le nazioni come un bambino ritardato, o scrive lettere da pisciarsi addosso dal ridere agli altri capi di stato, o dichiara di aver fermato la guerra fra nazioni distanti migliaia di chilometri.
Potrei continuare con gli esempi, ma se si è interessati all’argomento, o semplicemente si ricerca l’occasione per farsi quattro risate, su canali online come Youtube si possono trovare innumerevoli video del tutto adatti allo scopo. Imperdibili quelli in cui Trump si addormenta dietro la scrivania nello studio ovale della Casa Bianca, altro tratto in comune con Reagan, mentre la corte dei sicofanti si profonde in peana in sua lode.

3.2.26

K828

# La carriera universitaria di Martin Heidegger ebbe una svolta quando Edmund Husserl, arrivato a Friburgo per assumervi la cattedra di filosofia, lo assunse come assistente. 
Husserl è il principale esponente della fenomenologia, corrente filosofica che tenta di superare i concetti astratti per andare verso le cose, concedendo al reale la possibilità di mostrarsi; ciò che si mostra ed il suo modo di mostrarsi viene appunto detto 'fenomeno'. Per arrivare a noi, tuttavia, il reale deve passare attraverso la nostra coscienza, quindi il primo 'fenomeno' da indagare è questo, attraverso la 'riduzione fenomenologica', dirigendo cioè l’attenzione non su quanto viene percepito ma sul processo stesso della percezione.
La fenomenologia vuole rendere trasparente a se stessa la vita della coscienza, superando la distinzione fra soggetto conoscente ed oggetto conosciuto; in questo però il linguaggio della filosofia l'aiuta ben poco, mentre è più utile un linguaggio poetico o letterario. Un buon esempio di questa linea di pensiero è il ‘flusso di coscienza’ che si trova ad esempio nell’opera monumentale di Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”, che ho la fortuna d’aver letto. 
Un altro modo per descrivere il superamento di quello che la filosofia riteneva il principio privo di presupposti, la contrapposizione artificiale fra soggetto e oggetto, si trova in un neologismo coniato da Heidegger che purtroppo, non conoscendo il tedesco, posso solo esperire in traduzione italiana: il mondo 'mondeggia'. Con questo Heidegger vuol dire che il momento primario ci si offre immediatamente, senza che venga compiuta alcuna mediazione di pensiero attraverso una raccolta oggettiva; vivendo in un mondo-ambiente, questo ha significato per me sempre e dovunque, tutto è intriso di mondo, tutto 'mondeggia'.
Siamo nel campo del sublime o del ridicolo ? E' da un secolo che se ne discute, e la giuria è ancora in camera di consiglio. Dall’alto della sua cattedra, il 'mago di Meßkirch', come lo chiamavano i suoi studenti, non se ne cura e pondera la ‘questione dell'Essere' (Seinfrage).