# Già gli antichi greci coltivavano il sogno di macchine semoventi gestite da quella che può sembrare un'intelligenza artificiale. Ad esempio, quando Teti, la madre di Achille, si reca da Efesto a chiedergli armi per il figlio, lo trova intento a produrre tripodi davvero speciali (1):
E lo trovò sudante, che girava tra i mantici,
indaffarato; venti tripodi in una volta faceva,
da collocare intorno alle pareti della sala ben costruita;
ruote d'oro poneva sotto ciascun piedistallo,
perché da soli entrassero nell'assemblea divina,
e poi tornassero a casa, meraviglia a vedersi.
Esiste anche una poesia di Antipatro, poeta greco contemporaneo di Cicerone, che ipotizza di affidare alle 'ninfe' (automi programmati da Demetra ?) il lavoro dei mugnai:
Risparmiate la mano che fa girare la macina, o mugnai, e dormite
placidamente! Che il gallo v’annunci invano lo spuntar dell’alba!
Demetra ha ordinato alle ninfe il lavoro delle fanciulle,
e adesso saltano allegre sopra le ruote,
che gli assi percossi girino coi loro raggi,
e in circolo faccian ruotare il peso della pietra.
Viviamo la vita dei padri, e abbandonato il lavoro
godiamoci i doni che la dea ci concede.
Eppure quando le macchine furono introdotte davvero nelle manifatture, le condizioni di lavoro peggiorarono notevolmente, sia in termini di durata che di intensità. Com'è possibile ? Semplice, il sogno degli antichi si infranse contro due ostacoli insormontabili: l'economia politica capitalista e lo spirito cristiano.
Nota
1. Omero, Iliade, Libro diciottesimo.
Versione di Rosa Calzecchi Onesti.





