# In cosa consiste esattamente la 'Questione dell’Essere' (Seinfrage) che Martin Heidegger avrebbe ponderato dall'alto della sua cattedra ? In poche parole, nell’oblio dell’essere, nel suo nascondimento, o meglio auto-nascondimento durante l’intero corso della metafisica occidentale, da Platone a Nietzsche.
Nel rivolgersi all’ente la metafisica ha dimenticato l’essere, anche se con le migliori intenzioni, ossia per conseguire quella che riteneva una vera conoscenza. Ci ha così trasmesso l’unica idea di essere da noi effettivamente posseduta; da ciò deriva che se mettiamo da parte la metafisica e l’intera tradizione umanistica per intraprendere una ricerca dell’essere autentico, non nascosto né dimenticato, intraprendiamo un cammino del tutto diverso da quello finora percorso. Questo porta ad un apparente paradosso: se il nascondersi è il tratto proprio dell’essere, allora la tradizione umanistica non ha tradito il suo mandato, anzi, proprio dimenticando l’essere ha portato a compimento il destino e la vocazione più profonda dell’essere stesso. Come ha scritto Heidegger (1):
All’errore dell’uomo fa riscontro l’autonascondimento dell’essere. L’essere si sottrae mentre si scopre nell’ente. Così l’essere sta in sé stesso con la sua verità. Questo mantenersi-in-sé-stesso è la maniera aurorale del suo scoprirsi.
Non avrei saputo dirlo meglio io stesso. E inoltre (1):
L’oblio dell’essere è l’oblio della differenza tra essere e ente. Ma l’oblio di questa differenza non è affatto la conseguenza di una negligenza del pensiero. L’oblio dell’essere rientra nell’essenza dell’essere stesso, velata in sé stessa. Esso rientra così essenzialmente nel destino dell’essere che il mattino di questo destino incomincia come svelamento dell’essente-presente nel suo esser-presente. Il che significa: la storia dell’essere incomincia con l’oblio dell’essere, perché trattiene in sé la propria essenza, la differenza fra essere ed ente. La differenza resta esclusa. È obliata...
L’oblio della differenza in cui inizia il destino dell’essere per compiersi in esso, non è però una mancanza, ma l’evento più ricco e più ampio in cui ha luogo e si decide la storia occidentale del mondo. È l’evento della metafisica. Ciò che è ora, si trova nell’ombra del destino precedente dell’oblio dell’essere.
Ma Heidegger non si ferma qui: la metafisica e l’umanismo hanno generato la tecnica, che producendo innumerevoli enti ci allontana sempre di più dall’essere, rivelandosi come la vera espressione del nichilismo occidentale, ed altresì della volontà di potenza, nel senso nietzschiano del termine. L’umanismo e il suo contrario, a cui il pensatore tedesco aderì nel 1933, alla fine non hanno fatto altro che entrambi avanzare nel deserto, nella storia disertata dall’essere. Non resta che affidarsi fatalisticamente ad una improbabile salvezza che non avviene per merito dell’uomo, ma suo malgrado: ormai solo un dio ci può salvare.
Nota
1. Si veda: Il detto di Anassimandro, in Martin Heidegger, Sentieri interrotti.
Nella traduzione di Friedrich Nietzsche, il famoso ‘detto di Anassimandro’ recita: Là da dove le cose hanno il loro nascimento, debbono anche andare a finire, secondo la necessità. Esse debbono infatti fare ammenda ed essere giudicate per la loro ingiustizia, secondo l’ordine del tempo.
Il blog di Pietro Gasti
Considerazioni Inattuali
17.2.26
K832
13.2.26
K831
# Ah, l’amore !
Il suo alito è aroma di miele ai chiodi di garofano,
la sua bocca è deliziosa come il mango maturo.
Baciare la sua pelle è come assaggiare il loto,
l’incavo del suo ombelico è un ricettacolo di spezie.
Quali altri piaceri vi si adagino, lo sa la lingua,
ma non può dirlo.
Kumaradatta
Sṛngarakarika
10.2.26
K830
# Come devo aver già detto, nel “18 Brumaio di Luigi Bonaparte” Karl Marx ha scritto che tutti i fatti e i personaggi della storia universale si presentano due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. E’ uno dei miei aforismi preferiti, dimostrato oltre ogni dubbio al giorno d’oggi.
Se la svolta a destra incarnata da Ronald Reagan fu una tragedia sia sul piano interno
- con la ‘deregulation’ finanziaria, che pose le basi di una crisi economica epocale, da cui non ci siamo ancora risollevati;
- triplicando il debito nazionale americano con la sua economia ‘basata sull’offerta’;
- ridistribuendo la ricchezza a favore dei ricchi, sorta di Robin Hood al contrario, con l’assurda pretesa di spargerne qualche goccia sui derelitti,
che su quello internazionale
- col dissennato finanziamento ed armamento dei talebani, che portò al dominio dell’estremismo islamico in Afghanistan, ancora attuale, e poi all’11 settembre;
- col sostenere insurrezioni di estrema destra in America Latina, giungendo a tale scopo ad accordarsi con l’Iran,
le pulsioni fasciste di Donald Trump (sembra impossibile, ma ha ipotizzato l'annullamento delle elezioni di mid-term, quest'autunno) per ora rimangono nel campo della farsa.
I comici americani non hanno bisogno di sforzare le meningi per i loro spettacoli ‘stand-up’: i copioni glieli scrive direttamente il Presidente degli Stati Uniti quando non riesce a pronunciare comuni vocaboli, o confonde le nazioni come un bambino ritardato, o scrive lettere da pisciarsi addosso dal ridere agli altri capi di stato, o dichiara di aver fermato la guerra fra nazioni distanti migliaia di chilometri.
Potrei continuare con gli esempi, ma se si è interessati all’argomento, o semplicemente si ricerca l’occasione per farsi quattro risate, su canali online come Youtube si possono trovare innumerevoli video del tutto adatti allo scopo. Imperdibili quelli in cui Trump si addormenta dietro la scrivania nello studio ovale della Casa Bianca, altro tratto in comune con Reagan, mentre la corte dei sicofanti si profonde in peana in sua lode.
6.2.26
3.2.26
K828
# La carriera universitaria di Martin Heidegger ebbe una svolta quando Edmund Husserl, arrivato a Friburgo per assumervi la cattedra di filosofia, lo assunse come assistente.
Husserl è il principale esponente della fenomenologia, corrente filosofica che tenta di superare i concetti astratti per andare verso le cose, concedendo al reale la possibilità di mostrarsi; ciò che si mostra ed il suo modo di mostrarsi viene appunto detto 'fenomeno'. Per arrivare a noi, tuttavia, il reale deve passare attraverso la nostra coscienza, quindi il primo 'fenomeno' da indagare è questo, attraverso la 'riduzione fenomenologica', dirigendo cioè l’attenzione non su quanto viene percepito ma sul processo stesso della percezione.
La fenomenologia vuole rendere trasparente a se stessa la vita della coscienza, superando la distinzione fra soggetto conoscente ed oggetto conosciuto; in questo però il linguaggio della filosofia l'aiuta ben poco, mentre è più utile un linguaggio poetico o letterario. Un buon esempio di questa linea di pensiero è il ‘flusso di coscienza’ che si trova ad esempio nell’opera monumentale di Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”, che ho la fortuna d’aver letto.
Un altro modo per descrivere il superamento di quello che la filosofia riteneva il principio privo di presupposti, la contrapposizione artificiale fra soggetto e oggetto, si trova in un neologismo coniato da Heidegger che purtroppo, non conoscendo il tedesco, posso solo esperire in traduzione italiana: il mondo 'mondeggia'. Con questo Heidegger vuol dire che il momento primario ci si offre immediatamente, senza che venga compiuta alcuna mediazione di pensiero attraverso una raccolta oggettiva; vivendo in un mondo-ambiente, questo ha significato per me sempre e dovunque, tutto è intriso di mondo, tutto 'mondeggia'.
Siamo nel campo del sublime o del ridicolo ? E' da un secolo che se ne discute, e la giuria è ancora in camera di consiglio. Dall’alto della sua cattedra, il 'mago di Meßkirch', come lo chiamavano i suoi studenti, non se ne cura e pondera la ‘questione dell'Essere' (Seinfrage).
30.1.26
K827
# Ho parlato di “Morte a Venezia” dal punto di vista intellettuale, se si può ancora usare questa parola, ma devo aggiungere che dal punto di vista emotivo non riesco a immedesimarmi nei patemi e nelle paturnie di Aschenbach, di Thomas Mann o di Luchino Visconti. Il mio ideale estetico è più affine a quello cantato da Baudelaire nel suo ‘Inno alla bellezza’ (I Fiori del Male, XXI), di cui riporto le ultime due strofe:
Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
Ô Beauté! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton œil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?
De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends, – fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, ô mon unique reine! –
L’univers moins hideux et les instants moins lourds?
Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,
Bellezza, mostro enorme, spaventoso, ingenuo !
se il tuo occhio, il sorriso, o il piede m’aprono la porta
d’un Infinito che amo e non ho mai conosciuto ?
Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
che importa, se tu rendi, - fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, mia unica regina ! - ,
l’universo meno orribile e gli istanti meno grevi ?
Segue esempio quanto mai opportuno:
27.1.26
K826
# Durante la prima presidenza Trump (2016-2020) circolava su Internet una petizione, che raccolse più di 50000 firme, formulata in questi termini:
Noi sottoscritti professionisti della salute mentale crediamo nel nostro giudizio di esperti secondo cui Donald Trump manifesta una seria malattia mentale che lo rende psicologicamente incapace di assolvere in modo adeguato ai compiti di Presidente degli Stati Uniti. E chiediamo rispettosamente che sia rimosso dal suo incarico, a norma dell’articolo 4 del XXV emendamento della Costituzione.
Il tutto finì poi nel nulla, e non servì nemmeno da avvertimento per il futuro, visto che dopo i risultati disastrosi del suo primo mandato gli americani lo hanno eletto una seconda volta. Tuttavia bisogna considerare che la petizione, per quanto mossa dalle migliori intenzioni, risultava sbagliata fin dall’inizio.
Secondo il Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (DSM), Trump presenta tutti i sintomi di un disturbo narcisistico della personalità (senso grandioso di importanza; fantasie di successo; crede di essere speciale; di dover frequentare altre persone speciali; richiede costante ammirazione; ha un forte sentimento dei propri diritti; è privo di empatia; sfrutta i rapporti interpersonali, è invidioso e arrogante), ma questo non fa di lui un malato mentale.
Il suddetto disturbo, infatti, non gli causa sofferenza o disabilità, anzi, è proprio ciò che gli ha consentito di diventare miliardario, o poi di conquistare due volte la Presidenza degli Stati Uniti.
Si sente dire: “Va bene, Trump è mezzo matto, ma quella non è la vera America”. Secondo la mia modesta opinione questo modo di guardare ai fatti è sbagliato su tutta la linea: come già detto, Trump non è matto, e quella è la vera America, non ne esiste un’altra.
Se mai bisogna chiedersi cosa ci insegna sulla nostra società, sulla nostra civiltà occidentale, americana come italiana o di qualunque altro paese europeo, il fatto che un soggetto simile si trovi nella sua posizione, da cui, se gli girano le palle, può causare l’estinzione dell’intera umanità, e non in senso metaforico, ma terribilmente reale.
Ormai non si tratta più, per i nostri cugini d’Oltreoceano, di guardare con nostalgia al passato, di voler fare l’America ‘great again’: il loro intero apparato istituzionale (Presidenza, Camera e Senato, agenzie governative ecc.) ricorda piuttosto una turba di roditori in preda ad una brama di abisso, di precipizio. Si può solo sperare che non ci trascinino a fondo con loro.


