21.7.26

K877

# All'inizio dell'Ottocento la cosiddetta 'Season' londinese andava da gennaio a giugno, ossia quando il Parlamento (Comuni e Camera dei Lord) era in sessione. Poiché i Pari d'Inghilterra erano obbligati a rimanere a Londra per partecipare alle sedute, le loro mogli, per non annoiarsi, organizzavano balli e ricevimenti, che costituivano appunto la 'stagione' in cui era obbligatorio vedere gente e soprattutto farsi vedere agli eventi più importanti, per rimarcare il prestigio della casata.
Era allora che si stringevano alleanze in politica o negli affari; questo era altresì il momento opportuno per gettare le debuttanti sul cosiddetto 'marriage mart', letteralmente il 'mercato matrimoniale'. Orde di madri fameliche braccavano senza pietà gli scapoli più appetitosi, da diversi punti di vista, finanziari o nobiliari, perché le figlie ricevessero una proposta di matrimonio entro la fine della loro prima stagione in società; più il tempo passava, e le stagioni si susseguivano, più una ragazza, ormai sfiorita, si addentrava sull'orrendo viale del tramonto verso l'aborrita condizione di 'spinster', o zitella.
Nella prima stagione della serie televisiva "Bridgerton" Daphne riesce ad accaparrarsi nientemeno che un duca, aiutata dal fatto che la Regina Carlotta l'ha scelta come 'diamond of the season', ossia come la debuttante più affascinante, secondo il suo insindacabile giudizio. 
Nella quarta Sua Maestà è indignata dalla pochezza delle debuttanti, che non le forniscono materiale per un gossip alla sua altezza, è il caso di dire. Almeno finché non le presentano Sophie, arrivata davanti a lei tramite tutta una serie di sotterfugi e macchinazioni di Lady Bridgerton, ormai decisa ad accasarla con suo figlio Benedict, sebbene non sia nobile.
Una scelta approvata dalla Regina Carlotta in persona. Sua Maestà mette il proprio sigillo sull'inevitabile lieto fine dichiarando che Sophie sarebbe stata un meraviglioso 'diamante della stagione'. 

14.7.26

K875

# E' un peccato che Martin Heidegger non abbia specificato quale dio dovrebbe salvarci, di preciso. Il filosofo tedesco era figlio di un sacrestano, fu educato in scuole cattoliche e fu tentato di dedicarsi alla teologia, da giovane, quindi si può supporre che pensasse, ancora in età avanzata, al Dio della Bibbia ma è davvero così ? Come si concilia il programma filosofico alla base del suo pensiero, la distruzione della metafisica tramite la differenza ontologica fra ente ed Essere e la conseguente ‘decisione’ per l'Essere, col porre le proprie speranze nel dio del popolo che essendo svincolato da un ‘suolo’ può fare dello sradicamento di ogni ente dall’Essere il suo compito nella storia del mondo, rendendosi allo stesso tempo complice e beneficiario della metafisica ?
Heidegger vuole combattere lo ‘sradicamento’ in cui è ‘gettato’ l'uomo moderno e biasima chi non abbia un suolo a cui ancorarsi, ma poi si appella a un monoteismo di ritorno che non è di sicuro il credo originario dei tedeschi, e neppure di nessun altro popolo indoeuropeo (1): né degli attuali abitanti dell'India, né degli iraniani, né dei latini e nemmeno dei greci. Avrebbe se mai dovuto dire: “Solo gli dei ci possono salvare” (2), ma forse questo gli ripugnava in quanto troppo pluralista, lontano da quel ‘Führerprinzip’ a cui si attenne durante il suo rettorato; inoltre probabilmente si scontrava con la sua intima natura di ‘teologo tedesco’, come si definì spesso.
Qui siamo in presenza di una palese contraddizione, oppure c'è qualcosa che mi sfugge. Considerato che Heidegger ha posto all'inizio del volume dedicato a Nietzsche un aforisma del filosofo suo conterraneo: “Quasi due millenni e non un solo nuovo Dio !” (3), si deve escludere il dio del cristianesimo come possibile candidato al ruolo del “Deus ex machina” in quella che Heidegger dalla metà degli anni trenta, deluso dalla scarsa radicalità del nazismo, vede come una situazione apocalittica, senza via d'uscita per l'umanità travolta dalle ‘macchinazioni’ della ‘tecnica’, dalla vuota razionalità, dal ‘pensiero calcolante’ e ormai lontana anni luce dalla sua baita nella Foresta Nera e dai contadini con cui amava conversare.
Nell'intervista Heidegger continua: “Ci resta, come unica possibilità, quella di preparare nel pensare e nel poetare, una disponibilità all’apparizione del Dio o all’assenza del Dio nel tramonto.” Secondo me avrebbe fatto meglio a concludere: "Dovevo dare ascolto ai miei genitori; forse adesso non sarei il maggior filosofo del ventesimo secolo, ma almeno avrei evitato lo sbaglio peggiore della mia vita."
Oppure poteva ricorrere ad una saggezza ancora più antica (4):

Mentre tutti gli uomini hanno qualcosa che sanno fare
solo io sono ignorante come un contadino !
Solo io mi distinguo dagli altri uomini
perché apprezzo nutrirmi della Madre !

Note
1. ‘Ariano’ sarebbe il termine giusto in base ai dati antropologici, perché furono gli Arii gli antenati da cui discesero tutti i popoli indoeuropei; trasformando una mera casualità storica in uno strumento di discriminazione, il nazismo ha reso impossibile usare ancora questo aggettivo. 
2. O ancora meglio, volendo limitarsi ad un solo dio senza rinunciare al suo sangue e suolo: “Ormai solo Odino ci può salvare !” In questo caso chissà che faccia avrebbe fatto il giornalista dello “Spiegel”, settimanale notoriamente di centro-sinistra, famoso per il suo ‘giornalismo investigativo’, nientemeno.
3. Friedrich Nietzsche, L'Anticristo. Maledizione del Cristianesimo, paragrafo 19.
4. Lao-tzu, Tao-tê-ching, XX.

7.7.26

K873

# Ormai convinta della serietà del sentimento del figlio, Lady Bridgerton gli ha dato il suo consenso a che chieda a Sophie di sposarlo, fornendogli a tale scopo un anello di famiglia. Non avendola trovata in casa, Benedict si agita, causando sconcerto fra fratelli, sorelle e cognate.

Quando i colleghi di Sophie informano lui e la madre della sua disavventura, i due decidono di scendere in campo col peso del loro rango. Si recano quindi in tribunale, dove Lady Bridgerton riesce a farsi affidare Sophie in una specie di arresti domiciliari.

Tolta Sophie dalla prigione, questo non la rende ancora una sposa accettabile per Benedict. Sua madre chiede l'aiuto di Lady Danbury per sollecitare una dispensa reale, ma il tentativo va a vuoto.

  
Poiché a mali estremi sono adeguati solo estremi rimedi, si decide di introdurre Sophie di nascosto ad una festa della Regina Carlotta. Poi una sua dama di compagnia la convince ad incontrare la ragazza, come diversivo dalla noia della stagione, che non ha ancora trovato un gossip all'altezza delle aspettative reali. 
Quando gliela presentano come una parente del conte di Penwood, Sua Maestà sta al gioco, pur conoscendone la situazione, anche perché bisogna ammettere che Sophie fa la sua bella figura nelle vesti di una aristocratica.
 

3.7.26

# Ah, l'estate...           

Mini Bikini

More Tiny, Teeny Bikinis

30.6.26

K871

# Credo di apprezzare la bellezza in tutte le sue forme, musicali, letterarie, visuali ecc. ed è per questo che a volte nei miei post sono comprese immagini femminili, devo ammetterlo, piuttosto discinte. Per me in esse non vi è nulla di peccaminoso, o torbido, sono solo un modo di apprezzare anche quel tipo di bellezza.
Mi si potrebbe obiettare: e con le femministe come la mettiamo ? non è sbagliato ammirare come una specie d'opera d'arte una persona umana, con tutta le sua complessità, che non si limita alla parte estetica ed epidermica ?
Questo è sempre stato un dubbio sepolto nelle pieghe più profonde del mio encefalo, ma sentiamo cosa ne pensa una donna (1):

Alcune delle prime tesi femministe, in cui si sottolineava quanto fosse ingiusto da parte degli uomini dipingere nudi femminili provocanti, mi sembra abbiano tralasciato la possibilità o il fatto che un’altra donna potesse essere interessata a guardarli. Perché dovrebbe identificarsi con il nudo? Quali profondi tabù le impediscono invece di desiderarlo?

Profondi tabù che di sicuro non mi appartengono: io dissento, come l'arte, sono un dissidente. 
Ora e Sempre FUCK THE SYSTEM !! 
Vive la Résistance ! Vive la Révolution !

Nota
1. Janette Winterson, L'arte dissente, Parte terza. Estasi ed Energia, La semiotica del sesso.