3.3.26

K836

# Secondo Heidegger il Nous di Anassagora, le Idee di Platone, l'Ente di Aristotele, la Sostanza di Spinoza, il Cogito di Cartesio, l'Io di Fichte, lo Spirito di Hegel, la Volontà di Schopenhauer, la Volontà di Potenza di Nietzsche, tutto ciò porta su di sé la stessa muffa, lo stesso sentore stantio che ormai avvolge le pretese verità religiose. 
Heidegger vuole andare avanti, ma rinunciando alla metafisica deve abbandonare anche il suo linguaggio e costruirsene uno nuovo (i famosi neologismi che, soprattutto se non si conosce il tedesco, si possono solo accettare come sono), oppure ricorrere al linguaggio dei poeti, e in questo campo il suo favorito era Hölderlin (1).

Vieni e placami questo Caos del tempo, come una volta,
Delizia della celeste musa, gli elementi hai conciliato.
Ordina la convulsa lotta coi tranquilli accordi del cielo,
Finché nel petto mortale ciò ch’è diviso si unisca,
Finché l’antica grande e placida natura dell’uomo,
Fuor dal fermento del tempo, possente e serena si levi.
Torna nei miseri cuori del popolo, bellezza vivente,
Torna all’ospite mensa, nei templi ritorna.
Ché Diotima vive come i teneri bocci d’inverno,
Ricca del proprio spirito, pure ella cerca il sole.
Ma il sole dello spirito, il mondo felice è perito
E nella notte gelida ormai tempestano già gli uragani.

Nota
1. Si veda: Diotima e Hölderlin. Lettere e poesie, versione di Enzo Mandruzzato, Adelphi, Milano.

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