28.11.25

K809

# L’intervento dell’intelligenza artificiale in tutti i campi dell’industria dell’intrattenimento sta cominciando a preoccupare seriamente le attrici di Hollywood. In risposta le sue strade dorate, anche se declinanti al tramonto, hanno visto, prima assoluta nella storia di Tinseltown, una manifestazione di protesta che ha riscosso un notevole interesse, chissà come mai.

 

Peccato che l’attrice sulle barricate, Tilly Norwood, sia interamente generata dall’intelligenza artificiale. Qui la vediamo mentre sfoggia i suoi attributi in una vera incombenza da star hollywoodiana: diversi e svariati red carpets.

Infine, eccola mentre si sottopone a un altro dovere da diva: il photoshoot !

Bisogna dire che le sue colleghe non l’hanno accolta con molta cortesia, e questo forse spiega l’ironico video all’inizio del post. 
Capisco che possano avere da ridire sulla concorrenza di un’attrice virtuale, ma per me, come spettatore, che differenza fa ? Non è che loro, su di uno schermo, siano più tangibili (absit iniuria verbis) della cara Tilly. 

25.11.25

K808

# Ho parlato in un post precedente della congiura tramata dalle donne delle classi elevate inglesi ed americane per difendere il sistema sociale che, per quanto ingiusto e crudele, le aveva per prime beneficiarie. Ma gli uomini cosa ne pensavano ?
Austen non ce lo specifica, e del resto avendo a che fare con soggetti come Elizabeth, Emma o Lady Susan, il grado di libertà dei loro spasimanti nel corso dei romanzi che le hanno per protagoniste tende in maniera fin troppo rapida a zero. Un secolo dopo Wharton cede la parola a Newland Archer, in maniera inaspettata, per trattare dei rapporti fra i sessi che, non meno dei rapporti di produzione individuati da Marx, definivano lo zeitgeist del tempo (1).

Newland arrossì: «Convivevano? Ebbene, perché no? Chi aveva il diritto di rifare la propria vita se non lei stessa? Sono stufo degli ipocriti che vorrebbero seppellire viva una donna della sua età, mentre il marito preferisce spassarsela con le prostitute».
Tacque e si girò arrabbiato dall'altra parte per accendere il sigaro. «Le donne dovrebbero essere libere ... libere quanto lo siamo noi», dichiarò, facendo una scoperta le cui terribili conseguenze non era in grado di valutare perché era troppo irritato.

L’incongruo femminista ante litteram deve ancora sposarsi, a questo punto, e quanto vuole dire in effetti è: “Se le donne potessero scegliere, forse smetterebbero di piallarci le palle con questa ossessione per il matrimonio, i figli e tutti i vincoli che ne derivano.”
Il vecchio Newland si sente oppresso da quello che Freud chiamerà ‘il disagio della civiltà’, e trasformato in un ‘uomo ad una dimensione’, tanto per citare Marcuse, la dimensione in cui lo costringe la cara May, alla quale le fisime del futuro consorte non interessano, purché acconsenta a ‘bear the yoke’, come direbbe Shakespeare, dimenticandosi del ‘savage bull’ che vorrebbe essere con Ellen.

Nota
1. Archer sta parlando dei pettegolezzi scatenatisi ai danni di Ellen dopo che lei ebbe abbandonato il marito per fuggire col di lui segretario.
Si veda: Edith Wharton, L’età dell’innocenza, Capitolo quinto.

21.11.25

K807

# Antologia personale

“Blank Frank” by Brian Eno

Blank Frank is the messenger of your doom and your destruction
Yes, he is the one who will set you up as nothing
And he is one who will look at you sideways
His particular skill is leaving bombs in people's driveways.

Blank Frank has a memory that's as cold as an iceberg
The only time he speaks is in incomprehensible proverbs
Blank Frank is the siren, he's the air-raid, he's the crater
He's on the menu, on the table, he's the knife and he's the waiter

art by Rafael Grampà

18.11.25

K806

# Lo sviluppo tecnologico che travolge come un’ondata di piena la nostra società ha preso uno slancio tale che sembra d’essere lanciati in discesa su di una bicicletta senza freni. Dopo l’ingresso dei computer in tutti i settori della nostra vita, c’è stata la rivoluzione nelle comunicazioni causata da Internet e telefoni cellulari; non ci abbiamo ancora fatto il callo, che già bisogna far fronte a quanto può porre in dubbio il nostro status come specie dominante sul pianeta: l’intelligenza artificiale. Viene spontaneo dire: Fermate il mondo, voglio scendere !
A mio parere questa considerazione spiega molto delle ultime vicende della politica mondiale, dominata ormai dalla nostalgia del passato e dal terrore del futuro. Prendiamo ad esempio la Brexit; di fronte al ruolo sempre più secondario del Regno Unito sul palcoscenico mondiale, gli inglesi devono aver pensato che tanto valeva rinchiudersi nella loro isola e costruire “Jerusalem in England’s green and pleasant land”, come ha scritto William Blake. Inutile dire che se ne sono già pentiti amaramente.
Sull’altra sponda dell’Atlantico Donald Trump vuole fare l’America “great again”, ossia procede anche lui con la testa girata all’indietro, verso un passato del tutto fantastico. Non è un caso che dopo il sostanziale fallimento di Barak Obama nel rassicurare i cittadini americani travolti dalla crisi economica ed incerti sul loro futuro, i successivi presidenti degli Stati Uniti abbiano tutti sugli ottant’anni, ed un avvenire ormai alle loro spalle: se quello fa paura, è molto meglio ancorarsi al passato.
Per quanto lo riguarda Vladimir Putin vuole fare la Russia “great again”, il che praticamente consiste nel riportare in vita il cadavere dell’Unione Sovietica, la cui dissoluzione è stata secondo lui la più grande catastrofe del ventesimo secolo, come ha ripetuto più volte. Il progetto è con ogni evidenza psicotico, nondimeno pone una minaccia concreta alla sopravvivenza dell’umanità, considerato che la nazione che intende farsene carico è satura di armi nucleari.
A crogiolarsi nel sole dell'avvenire è rimasta la Cina, alla quale gli infantili terrori notturni russi, americani o europei devono sembrare ridicoli. Una reazione comprensibile, da parte di chi vive già nel 2050.

P.S.
Mi stavo dimenticando del nostro Bel Paese, lapsus davvero imperdonabile, anche se forse freudiano. Sempre a metà fra tragico e ridicolo, noi ci siamo limitati a voler fare la Padania “great again”, spacciando ai furbi e agli orbi un sovranismo da straccioni che però ha grande successo fra ‘la gggente’.

14.11.25

K805

# Ah, l'autunno !

Sotto la pioggia
che cade a dirotto
lungo il pomeriggio
l’ascia senza nome
decapita il crepuscolo

Haruki Murakami

11.11.25

K804

# Jane Austen  è stata a volte ‘accusata’, da critici letterari senza altri argomenti, di non interessarsi alla situazione sociale del suo tempo, che in effetti non trova alcun riscontro nei suoi romanzi. Questo è vero, ma a mio parere non diminuisce in nulla il valore letterario delle opere della scrittrice inglese.
Essendo interessati  alla dinamica della rivoluzione industriale che allora infuriava in Europa, tanto vale leggere “Le lotte di classe in Francia” di Karl Marx, oppure “La situazione della classe operaia in Inghilterra” di Friedrich Engels. Se si sceglie di leggere i romanzi di Austen è scontato che bisogna appassionarsi ad altri argomenti; ad esempio: perché Mr. Knightley non ha baciato la mano ad Emma ? Oppure: riuscirà Elizabeth a trovare altri modi di insultare Mr. Darcy, prima di ammettere che è l’uomo della sua vita ?
Lo stesso capita, un secolo dopo e sull’altra sponda dell’oceano, con Edith Wharton ed il suo romanzo “L’età dell’innocenza”, ambientato ai tempi di quella che gli americani hanno poi chiamato “The Gilded Age”, l’età dorata. L’appellativo è adeguato in quanto gli ultimi trent’anni dell’Ottocento furono un’epoca di grande sviluppo per gli Stati Uniti, ma anche di enormi disparità sociali e di palese, addirittura sfrontata corruzione politica. 
Questo a Wharton non interessa, dato che era lei stessa, per famiglia di origine e matrimonio, ancora cinquant’anni dopo, una diretta beneficiaria di tutto ciò; l’unica preoccupazione dei suoi personaggi è continuare a vivere come hanno sempre vissuto, badando bene a non farsi corrompere dalle usanze europee, secondo loro troppo avanzate. Il conservatorismo del gentil sesso si spinge al punto che, pur acquistando abiti a Parigi tutte le stagioni, li tengono poi due anni negli armadi, in quanto essere troppo alla moda è considerato, nel loro ambiente, un’abitudine disdicevole. 
In entrambi i casi, inglese ed americano, il pilastro dell’ordinamento sociale risiede nel gentil sesso, mentre gli uomini non sono che prede delle loro mire matrimoniali, obbligati a tutelare un sistema che in effetti le donne, nei romanzi, non mettono mai in discussione: da parte loro non fanno niente e non hanno alcuna intenzione di fare alcunché in futuro, se non produrre un’altra generazione di privilegiati.

7.11.25

K803

# Ah, l'autunno !

In queste uggiose giornate autunnali ho pensato di tirarmi un po' su il morale, in senso morale e materiale, dal punto di vista sia letterale che metaforico, con qualche lettura adeguata allo scopo. 
Penso proprio d'aver trovato la pubblicazione adatta.