30.1.26

K827

# Ho parlato di “Morte a Venezia” dal punto di vista intellettuale, se si può ancora usare questa parola, ma devo aggiungere che dal punto di vista emotivo non riesco a immedesimarmi nei patemi e nelle paturnie di Aschenbach, di Thomas Mann o di Luchino Visconti. Il mio ideale estetico è più affine a quello cantato da Baudelaire nel suo ‘Inno alla bellezza’ (I Fiori del Male, XXI), di cui riporto le ultime due strofe:

Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
Ô Beauté! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton œil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?

De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends, – fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, ô mon unique reine! –
L’univers moins hideux et les instants moins lourds?

Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,
Bellezza, mostro enorme, spaventoso, ingenuo !
se il tuo occhio, il sorriso, o il piede m’aprono la porta
d’un Infinito che amo e non ho mai conosciuto ?

Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
che importa, se tu rendi, - fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, mia unica regina ! - ,
l’universo meno orribile e gli istanti meno grevi ?

Segue esempio quanto mai opportuno:

27.1.26

K826

# Durante la prima presidenza Trump (2016-2020) circolava su Internet una petizione, che raccolse più di 50000 firme, formulata in questi termini:

Noi sottoscritti professionisti della salute mentale crediamo nel nostro giudizio di esperti secondo cui Donald Trump manifesta una seria malattia mentale che lo rende psicologicamente incapace di assolvere in modo adeguato ai compiti di Presidente degli Stati Uniti. E chiediamo rispettosamente che sia rimosso dal suo incarico, a norma dell’articolo 4 del XXV emendamento della Costituzione.

Il tutto finì poi nel nulla, e non servì nemmeno da avvertimento per il futuro, visto che dopo i risultati disastrosi del suo primo mandato gli americani lo hanno eletto una seconda volta. Tuttavia bisogna considerare che la petizione, per quanto mossa dalle migliori intenzioni, risultava sbagliata fin dall’inizio.
Secondo il Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (DSM), Trump presenta tutti i sintomi di un disturbo narcisistico della personalità (senso grandioso di importanza; fantasie di successo; crede di essere speciale; di dover frequentare altre persone speciali; richiede costante ammirazione; ha un forte sentimento dei propri diritti; è privo di empatia; sfrutta i rapporti interpersonali, è invidioso e arrogante), ma questo non fa di lui un malato mentale. 
Il suddetto disturbo, infatti, non gli causa sofferenza o disabilità, anzi, è proprio ciò che gli ha consentito di diventare miliardario, o poi di conquistare due volte la Presidenza degli Stati Uniti.
Si sente dire: “Va bene, Trump è mezzo matto, ma quella non è la vera America”. Secondo la mia modesta opinione questo modo di guardare ai fatti è sbagliato su tutta la linea: come già detto, Trump non è matto, e quella è la vera America, non ne esiste un’altra.
Se mai bisogna chiedersi cosa ci insegna sulla nostra società, sulla nostra civiltà occidentale, americana come italiana o di qualunque altro paese europeo, il fatto che un soggetto simile si trovi nella sua posizione, da cui, se gli girano le palle, può causare l’estinzione dell’intera umanità, e non in senso metaforico, ma terribilmente reale. 
Ormai non si tratta più, per i nostri cugini d’Oltreoceano, di guardare con nostalgia al passato, di voler fare l’America ‘great again’: il loro intero apparato istituzionale (Presidenza, Camera e Senato, agenzie governative ecc.) ricorda piuttosto una turba di roditori in preda ad una brama di abisso, di precipizio. Si può solo sperare che non ci trascinino a fondo con loro.

23.1.26

K825

# L’attuale stato della ‘settima arte’, il cinema in parole povere, è a mio parere talmente depresso che un giorno mi sono ridotto a guardare un film del 1971: “Morte a Venezia” di Luchino Visconti.

E’ un bel film, ed è fin troppo facile dire che di pellicole simili non ne fanno più. Il fatto è che mancano gli autori, anzi, se proprio gli si vuole trovare un difetto, è quello che si sente fin troppo la mano del suo autore, appunto; bisogna accettarlo com’è, con le lungaggini che il nostro ‘attention span’ da criceti addestrati sulla ruota di Internet può forse trovare superflue e ridondanti. Nessuno però penserebbe di abbreviare la Divina Commedia, ed anche quest’opera d’arte merita lo stesso rispetto.
La vicenda trattata è ben nota, derivando da un romanzo breve di Thomas Mann: durante il soggiorno al Lido di Venezia un anziano studioso di musica, Gustav von Aschenbach, rimane colpito dalla bellezza di un adolescente, Tadzio, ospite dell’albergo con la famiglia. L’iniziale ammirazione platonica si trasforma presto in desiderio, spingendo il fin qui irreprensibile professore in una spirale di degradazione che lo spoglia allo stesso tempo di dignità e salute. A Venezia infatti si sta espandendo una epidemia di colera, tenuta segreta dalle autorità per non danneggiare il turismo; di essa resterà vittima anche Aschenbach, mentre sulla spiaggia del Lido è intento a spiare l’oggetto del suo desiderio, il quale allo stesso tempo è il suo carnefice, avendolo trattenuto nel centro del contagio. 
Ancora una volta va in scena l’inestricabile ‘entanglement’ di Eros e Thanatos di cui si stava occupando Freud proprio nel periodo in cui uscì il romanzo (1912); ad esempio “Totem e Tabù” fu pubblicato nel 1913, “Tre saggi sulla teoria sessuale” nel 1905.
Dal punto di vista filosofico, il film si può considerare una metafora lunga due ore e passa del conflitto fra Apollo e Dioniso di cui parlava Nietzsche nella “Nascita della tragedia dallo spirito della musica”: il ragionevole, disciplinato professore dell’inizio del film, apollineo come pochi altri, viene travolto da un furore dionisiaco istigato dalla bellezza, dalla giovinezza e sprofonda nel suo irrazionale desiderio, cedendo al caos e infine alla morte.    

20.1.26

K824

# Martin Heidegger proveniva da una famiglia ultracattolica: il padre sacrestano, la madre devota al punto che il figlio si sentì a disagio a presentarsi davanti a lei, ormai in punto di morte, temendo che gli rimproverasse l'abbandono della loro confessione. 
Iniziò gli studi dalla teologia, pensando addirittura di farsi prete; passò poi alla filosofia, ma sempre in ambito cattolico, studiando la Scolastica medievale. Presto però che ci si aspettasse la difesa del 'patrimonio di verità della Chiesa' da lui, a cui non mancò mai una chiara visione dei propri mezzi intellettuali, dovette sembrargli una beffa, uno scherno amaro.
Nella filosofia di Hegel trovò come la storia distrugga ogni pretesa ad una verità assoluta: che differenza può esserci tra Zeus, Odino e il Dio degli Ebrei e poi dei Cristiani, se non le diverse condizioni storiche in cui è 'gettato' l'uomo ? Ma fu l'incontro con Nietzsche a dare un senso a quanto le sue narici finissime ormai non potevano più fingere di non percepire (1):

Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione ? Anche gli dèi si decompongono ! Dio è morto ! Dio resta morto ! E noi lo abbiamo ucciso ! 

A questo punto Heidegger avrebbe potuto citare un poeta, come farà spesso in seguito, anche se temo che un autore francese non fosse nei suoi gusti (2):

Voici le temps des Assassins.

Note
1. Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza, aforisma 125.
2. Arthur Rimbaud, Illuminations (1873-1875), Matinée d'ivresse.

16.1.26

K823

# Attualmente uno dei miei autori preferiti è Haruki Murakami, di cui ho già letto diversi romanzi e di cui prima o poi voglio leggere l’intera opera.
Nel perseguimento di tale scopo sono capitato su di un libro intitolato “T. Le mie amate t-shirt”. Esso contiene fotografie di molte delle t-shirt di Murakami, con alcune delle quali posso decisamente relazionarmi; ad esempio con questa:

oppure con questa:

Questa invece, che se non sbaglio rappresenta Cthulhu, il protagonista della saga ideata da Howard Phillips Lovecraft, mi manca. Devo cercare su Internet e scovarla da qualche parte.

 
Sono decenni che non leggo più i racconti di Lovecraft, da me un tempo percorsi con grande interesse. Forse però posso ancora produrre un post sui Grandi Antichi.

13.1.26

K822

# Considerato che il miglior modo per prevenire le malattie neurologiche consiste nel coltivare sempre nuovi interessi, così da mantenere una certa elasticità del cervello a qualunque età, ho deciso di interessarmi alla filosofia di Martin Heidegger, pensatore tedesco che per quanto controverso è universalmente considerato il maggior filosofo del XX secolo. 
All'inizio della sua carriera di studioso Heidegger si dedicò alla teologia, più che altro per poter usufruire delle borse di studio provviste da istituzioni cattoliche, essendo i suoi genitori privi delle risorse con cui consentirgli di perseguire una carriera accademica. Conseguita l'abilitazione all'insegnamento universitario, Heidegger non ottenne però una cattedra, in quanto l'ambiente culturale laico lo considerava un filosofo confessionale, mentre i cattolici non avevano apprezzato nemmeno il suo scritto di abilitazione "Dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto" (1265-1308; 'Doctor Subtilis' della filosofia scolastica medievale) in quanto non sembrava loro che Heidegger stesse in effetti difendendo 'il patrimonio di verità della Chiesa', come richiesto dalle condizioni della borsa di studio. 
Chissà, forse fu questo trauma giovanile a spingerlo a far ‘tabula rasa’ non solo delle sue convinzioni religiose, ma dell’intera tradizione metafisica occidentale, che durava da 2500 anni. D’altro canto il bisogno d’essere accettato, di trovare un proprio posto di primo piano nell’ambito accademico e oltre potrebbe averlo spinto alla compromissione col nazismo, di cui si pentì subito, ma che continuerà a perseguitarlo ben oltre la sua scomparsa. 
Alla fine rimase solo come all’inizio, perso nella foresta dei suoi sentieri interrotti, senz’altra via d’uscita che quella che i genitori avevano tentato d’instillargli nella sua infanzia: “Ormai solo un dio ci può salvare” (1).

Nota
1. Si veda l'intervista concessa da Heidegger a “Der Spiegel” il 23 settembre 1966, ma pubblicata solo il 31 maggio 1976, dopo la sua morte (26 maggio 1976), come da lui richiesto.

9.1.26

K821

# Gli anglosassoni usano molti termini italiani nel campo della gastronomia. 
Il più famoso, ed anche scontato è pizza, ma in diversi film e telefilm ho sentito usare anche gelato, salame (pronunciato ‘salami’ in quanto per gli americani la 'e' finale di una parola invece di sparire, come sarebbe logico, a volte diventa 'i', ad esempio 'catastrophe' si legge 'catastrofi'), bolognese, nel senso di pasta alla, (storpiata in modo davvero ridicolo perché nella lingua inglese non è prevista la pronuncia ‘gn’, che viene separata, come in tedesco, in ‘g-n’; ex. Wagner = Wag-ner”). 
In un telefilm un soggetto cercava di convincere una ragazza a prestarsi ad atti innominabili con la promessa di procurarle un ‘bombolone’, con la ‘i’ finale, da una pasticceria italiana di New York che a quanto pare conosceva solo lui.
Anche gli spaghetti sono chiamati così, da non confondere però coi ‘noodles’, ossia la varietà cinese degli stessi. Nell’immagine sotto vediamo un uso fantasioso del termine, ed un doppio senso incentrato sull’aggettivo ‘straight’ che come maschio mi sento obbligato ad astenermi dal tradurre.