# Ah, l'estate...
La nudità balneare, che noi diamo per scontata, è in effetti un risultato recente della nostra civiltà, e non manca di inconvenienti. Questo non perché attenti al pudore, costrutto sociale e personale di cui è inutile discutere, ma perché priva il corpo femminile di quel mistero che qualcuno potrebbe considerare un attributo indispensabile del suo fascino erotico. Ecco un esempio di un simile punto di vista (1):
Questo modo limpido, leale, di esporsi nudi, anche a un uomo privo di pregiudizi e capacissimo di apprezzare senza falso pudore un corpo svestito, sarebbe apparso come una ricaduta nell’animalità, e ciò non tanto a causa della nudità in sé, quanto per la rinuncia al sottile potere erotico dell’abbigliamento.
Se la nudità può sembrare la negazione delle buone norme sociali, per il feticista degli abiti, sia maschio che femmina, quanto conta è negare la negazione, in un vortice dialettico di hegeliana memoria (1):
Questo enorme abito, con le sue orlature increspate, gli sgonfi, le svasature, gli jabots, i pizzi, i risvolti, aveva una superficie cinque volte più estesa di quella del corpo, era un calice con mille pieghe, di difficile accesso, carico di potenziale erotico, che dissimulava al centro la sottile bestia bianca, terribilmente desiderabile per essere così nascosta.
Rispetto ogni opinione, ma per quanto mi riguarda, essendo immune dal feticismo delle merci, abiti e quant'altro, preferisco attenermi ad una sana, solare e sostenibile quasi-nudità.
Segue esempio quanto mai opportuno.
Nota
1. Robert Musil, L'uomo senza qualità.

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