30.1.26

K827

# Ho parlato di “Morte a Venezia” dal punto di vista intellettuale, se si può ancora usare questa parola, ma devo aggiungere che dal punto di vista emotivo non riesco a immedesimarmi nei patemi e nelle paturnie di Aschenbach, di Thomas Mann o di Luchino Visconti. Il mio ideale estetico è più affine a quello cantato da Baudelaire nel suo ‘Inno alla bellezza’ (I Fiori del Male, XXI), di cui riporto le ultime due strofe:

Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
Ô Beauté! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton œil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?

De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends, – fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, ô mon unique reine! –
L’univers moins hideux et les instants moins lourds?

Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,
Bellezza, mostro enorme, spaventoso, ingenuo !
se il tuo occhio, il sorriso, o il piede m’aprono la porta
d’un Infinito che amo e non ho mai conosciuto ?

Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
che importa, se tu rendi, - fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, mia unica regina ! - ,
l’universo meno orribile e gli istanti meno grevi ?

Segue esempio quanto mai opportuno:

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