20.1.26

K824

# Martin Heidegger proveniva da una famiglia ultracattolica: il padre sacrestano, la madre devota al punto che il figlio si sentì a disagio a presentarsi davanti a lei, ormai in punto di morte, temendo che gli rimproverasse l'abbandono della loro confessione. 
Iniziò gli studi dalla teologia, pensando addirittura di farsi prete; passò poi alla filosofia, ma sempre in ambito cattolico, studiando la Scolastica medievale. Presto però che ci si aspettasse la difesa del 'patrimonio di verità della Chiesa' da lui, a cui non mancò mai una chiara visione dei propri mezzi intellettuali, dovette sembrargli una beffa, uno scherno amaro.
Nella filosofia di Hegel trovò come la storia distrugga ogni pretesa ad una verità assoluta: che differenza può esserci tra Zeus, Odino e il Dio degli Ebrei e poi dei Cristiani, se non le diverse condizioni storiche in cui è 'gettato' l'uomo ? Ma fu l'incontro con Nietzsche a dare un senso a quanto le sue narici finissime ormai non potevano più fingere di non percepire (1):

Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione ? Anche gli dèi si decompongono ! Dio è morto ! Dio resta morto ! E noi lo abbiamo ucciso ! 

A questo punto Heidegger avrebbe potuto citare un poeta, come farà spesso in seguito, anche se temo che un autore francese non fosse nei suoi gusti (2):

Voici le temps des Assassins.

Note
1. Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza, aforisma 125.
2. Arthur Rimbaud, Illuminations (1873-1875), Matinée d'ivresse.

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