9.6.15

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# La figura di Marco Giunio Bruto, il cesaricida, ha attraversato indenne la storia, nonostante la gravità, e ancor peggio, l'assurdità del suo crimine. Nell'epoca romantica molti idealisti lo presero ad esempio nella lotta contro i tiranni, e forse molte fanciulle vagheggiarono una fine teatrale come quella di sua moglie, Porzia, che di sicuro non aveva un carattere meno stoico del suo: saputo della morte del marito decise di morire anche lei, ma siccome i parenti la sorvegliavano per impedirlo, raccolse furtivamente dei carboni ardenti dal braciere e li tenne in bocca fino a morirne (1).
Nella storia come nella cronaca, le più grandi tragedie hanno origine non dallo scontro di un torto e una ragione, ma dallo scontro di due ragioni. E' possibile che Cesare e Bruto avessero entrambi ragione dal proprio punto di vista, ma resta il fatto che Bruto si era già schierato contro Cesare nella guerra civile fra lui e Pompeo, eppure Cesare lo perdonò, consentendogli di tornare a Roma; ciò nonostante, Bruto complottò contro di lui fino ad ucciderlo. A mio parere non ci sono scusanti per una simile mancanza di gratitudine.

Nota
1. Plutarco, Vita di Bruto, 53; Valerio Massimo, Fatti e detti memorabili, 4, 6, 5.

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