# Aforismi inattuali
Apemantus' Grace
Immortal gods, I crave no pelf;
I pray for no man but myself:
Grant I may never prove so fond,
To trust man on his oath or bond;
Or a harlot, for her weeping;
Or a dog, that seems a-sleeping:
Or a keeper with my freedom;
Or my friends, if I should need 'em.
Amen. So fall to't:
Rich men sin, and I eat root.
William Shakespeare
Timon of Athens, Act I Scene II
La preghiera di Apemanto
Dèi immortali, non bramo denaro sporco;
non prego che per me stesso;
Concedete che mai mi dimostri tanto stupido
da fidarmi di un uomo che giura e s'impegna;
o di una sgualdrina che piange;
o di un cane che sembra dormire;
da contare su di un carceriere per la mia libertà;
o sui miei amici, dovessi averne bisogno.
Amen. Dateci dentro:
il ricco pecca, ed io mangio radici.
Il termine "grace" indica la preghiera di ringraziamento che si recita prima del pranzo, quindi "fall to't" si potrebbe anche tradurre "abbuffatevi, ingozzatevi" o qualcosa del genere.
L'ultima frase non è un'invettiva moralistica; Apemanto è lui stesso al banchetto, e mangia radici di propria volontà per distanziarsi dai falsi amici, ma in effetti adulatori e parassiti, che divorano i beni di Timone.
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