14.5.13

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# Il secolo scorso è stato il secolo della liberazione del lavoro, e si sono ottenuti buoni risultati, almeno nelle nazioni più avanzate del nostro pianeta. Il secolo attuale dovrebbe essere quello della liberazione DAL lavoro; se ne hanno le possibilità tecniche, dato lo sviluppo della robotica e dell'informatica, invece si continua a invocare più lavoro, e in perfetta buona fede.
Più lavoro per fare cosa, di preciso ? Scavare fossi e poi riempirli di nuovo ? La nostra capacità produttiva è già sovradimensionata; la maledizione del capitalismo (le crisi di sovrapproduzione) ha colpito ancora una volta, e stavolta non c'è scampo, se non si rivede profondamente il nostro modello di sviluppo. Di questo nessuno parla, non ne parlano i politici, impegnati a invocare una crescita che ormai sembra sempre di più una metastasi sul nostro corpo sociale ed economico; non ne parlano gli imprenditori, persi nella loro alienazione capitalistica; non ne parlano i sindacati, i quali non vedono l'ora di far lavorare tutti, sempre e comunque.
Non era questo il sogno di Marx, per il quale il lavoro era solo un aspetto fra gli altri dello sviluppo della personalità individuale. Non sono sorpreso che anche Nietzsche la pensasse allo stesso modo:

Invitare gli operai a risparmiare ecc. è sciocco. Bisognerebbe insegnar loro a godersi la vita, ad aver bisogno di poco, a divertirsi, a caricarsi il meno possibile di moglie e figli, a non bere, in breve ad essere filosofi e a ridurre il lavoro a quel tanto che basta per mantenersi, a prendersi gioco di tutto, a essere cinici ed epicurei. Il posto della filosofia è in questi ambienti.

Frammenti postumi
7 = N V 6 [97]
Fine del 1880.

Aver bisogno di poco ! Nietzsche era, ed ancor di più è davvero un sovversivo; questa semplice esortazione annuncia finalmente al mondo che Re Consumo, col suo pacchiano regno delle merci, è nudo, e ci si può sottrarre alla sua oscena ostentazione.

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