29.9.26

K895

# Fra i molti dubbi che sta suscitando l'intelligenza artificiale c'è anche quello che non ci renda più intelligenti, ma più stupidi: affidarsi alle sue risposte, fin troppo sensate e plausibili, ma a volte del tutto inventate (le famose 'allucinazioni' dell'IA) può in effetti avere questo risultato. Non bisogna però dimenticare che tutte le tecnologie di comunicazione hanno subito una simile accusa: la televisione rende stupidi, internet anche, i telefoni cellulari ci friggono il cervello ecc. ecc. Forse qualcuno, quando Gutemberg ha inventato la stampa a caratteri mobili, ha tratto la conclusione che i libri ci avrebbero reso più stupidi... di questo non sono sicuro, ma so per certo che la tecnologia precedente ai libri, ossia la pura e semplice scrittura, ne fu accusata.
Nel dialogo di Platone, 'Fedro', Socrate racconta un mito egizio che ha per protagonista il dio inventore della scrittura, Theuth, e il faraone a cui presenta la sua invenzione, Thamus, che però non sembra affatto convinto dell'utilità della stessa:

Ingegnosissimo Theuth, c’è chi sa partorire le arti e chi sa giudicare quale danno o quale vantaggio sono destinate ad arrecare a chi intende servirsene. Ora tu, padre della scrittura, per benevolenza hai detto il contrario di quello che essa vale.
Questa scoperta infatti, per la mancanza di esercizio della memoria, produrrà nell’anima di coloro che la impareranno la dimenticanza, perché fidandosi della scrittura ricorderanno dal di fuori mediante caratteri estranei, non dal di dentro e da se stessi; perciò tu hai scoperto il farmaco non della memoria, ma del richiamare alla memoria. Della sapienza tu procuri ai tuoi discepoli l’apparenza, non la verità: ascoltando per tuo tramite molte cose senza insegnamento, crederanno di conoscere molte cose, mentre per lo più le ignorano, e la loro compagnia sarà molesta, poiché sono divenuti portatori di opinione anziché sapienti.

Insomma, Platone considera la scrittura un mero supporto alla memoria, e non veicolo di sapienza; la trasmissione del vero sapere resta per lui affidata al metodo dialettico ed orale. Il filosofo greco in questo caso predica bene e razzola male, in quanto ci ha lasciato un ampio corpus di scritti, a differenza di Socrate, di cui non si conoscono opere.
Al giorno d'oggi capita lo stesso: saggisti e opinionisti si affidano all'intelligenza artificiale per raccogliere dati, e magari un primo abbozzo dei loro libri ed articoli sui pericoli dell'intelligenza artificiale.

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