# "Il mistero di Edwin Drood" di Charles Dickens veniva pubblicato in dispense mensili, ognuna contenente da 3 a 5 capitoli. Ne uscirono 6, per un totale di 22 capitoli; ne erano previste 12, quindi il romanzo si interrompe a metà della narrazione, con sommo sconcerto dei dickensiani d'ogni tempo e paese, risucchiati nel buco nero, o meglio nella tana da coniglio del mistero.
Il principale sospettato del delitto è ovviamente John Jasper, zio e tutore di Edwin, ma anche innamorato senza speranze della sua fidanzata, Rosa e frequentatore di una fumeria d'oppio, quando si reca a Londra; l'omicidio sarebbe stato un modo efficace per sbarazzarsi del rivale. Nondimeno gli indizi a suo carico sono talmente tanti che proprio per questo in qualche modo lo assolvono: non si è mai visto un giallo in cui si sappia chi è l'assassino prima ancora che commetta il crimine; senza contare che sarebbe stato un pessimo modo per rivaleggiare con un enigma perfettamente costruito come "La pietra di luna" di Wilkie Collins.
Un'ipotesi interessante è che Dickens avesse trovato il modo di capovolgere l'ovvio. Se Jasper soffriva di uno sdoppiamento della personalità causato dalla tossicodipendenza, poteva avere ucciso il nipote e non saperlo lui stesso; questo spiegherebbe la sua implacabile caccia all'assassino, che alla fine in qualche modo, coll'indispensabile colpo di scena, si rivela essere lui stesso. Eminenti studiosi di letteratura inglese hanno ipotizzato che proprio da un ragionamento simile Robert Louis Stevenson abbia tratto ispirazione per il suo capolavoro "Lo strano caso del Dr. Jekill e di Mr. Hyde".
8.9.26
K889
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