# Avendo una precisa conoscenza del 'fordismo' da miei studi precedenti, ci sono rimasto piuttosto male scoprendo, a decenni di distanza, il carattere e le opinioni davvero agghiaccianti del suo promotore, Henry Ford. Preso dalla curiosità ho scavato nell'argomento, incappando in Charles Lindbergh (1902-1974).

Nonostante l'aspetto da divo hollywoodiano, costui è in effetti un sepolcro imbiancato, "bello all'esterno, ma pieno all'interno di ogni putridume", secondo la parola evangelica (Matteo, 23, 27-32). Questo prototipo dell'eroe americano, che con la sua trasvolata dell'Atlantico in solitario, nel 1927, inserì l'aviazione nei sogni e nel business dei suoi connazionali, era infatti un antisemita e simpatizzante del nazismo se possibile peggiore di Ford, peraltro suo grande ammiratore.
Nel 1929 Lindbergh sposò Anne Morrow, figlia dell'ambasciatore americano in Messico, da cui ebbe un figlio, che all'età di due anni, nel 1932, venne rapito e poi ritrovato cadavere; questo aumentò ancora la popolarità di Lindbergh, al punto che si cominciò a parlare di una sua carriera politica. La coppia però nel 1935 si trasferì in Inghilterra, da dove nei tre anni seguenti compì ripetute visite alla Germania nazista, rimanendone favorevolmente impressionata.
Nel 1939 Lindbergh ricevette la Croce di Servizio dell’Ordine dell’Aquila Tedesca, un medaglione d’oro con quattro piccole svastiche, concesso agli stranieri per servizi prestati al Reich; a consegnargliela, per ordine del Führer, fu il maresciallo dell’aria Hermann Göring durante una cena all’ambasciata americana di Berlino.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Lindbergh entrò in servizio attivo come colonnello nell’aviazione militare degli Stati Uniti, giustificando la sua scelta in questo modo: "L’aviazione è uno di quei beni inestimabili che permettono alla razza bianca di sopravvivere in un mare incalzante di gialli, neri e bruni."
Questo non gli impedì di ostentare posizioni politiche fortemente isolazioniste, entrando nell'America First Committee, mentre sua moglie, diventata nel frattempo un'apprezzata scrittrice, pubblicava un nuovo libro, "The Wave of the Future", definito dal ministro degli interni di Roosevelt, Harold Ickes, "la Bibbia di ogni nazista americano." Quando Ickes poi lo definì "il compagno di strada nazista numero uno degli Stati Uniti", Lindbergh presentò le sue dimissioni, impegnandosi come oratore nei raduni dell'America First Committee, dove sostenne che a spingere per l'ingresso degli Stati Uniti in guerra era, guarda caso, "la razza ebraica, per ragioni che non sono americane."
Il tempismo non avrebbe potuto essere peggiore: da lì a poco il Giappone attaccò Pearl Harbor, e mentre l'America First Committee spariva di scena, Lindbergh si trovò sommerso dalla vergogna. Nel gennaio 1942 tentò di rientrare in aviazione, ma Roosevelt non glielo consentì, accettandolo solo come consulente del programma di sviluppo dei bombardieri della Ford a Willow Run. Si doveva arrivare al 1944 perché fosse autorizzato a recarsi nel Pacifico meridionale, come civile; lì alla consulenza aggiunse azioni di combattimento contro i giapponesi, con cui tentò di rientrare in possesso della sua dignità di soldato, se non di eroe americano.
Nel dopoguerra Lindbergh indossò la divisa dell'ambientalista e del difensore delle specie in via di estinzione, il che rappresenta una sorta di amara ironia, da parte di un estimatore di Adolf Hitler. Morì a causa di un linfoma il 26 agosto 1974.
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