17.2.26

K832

# In cosa consiste esattamente la 'Questione dell’Essere' (Seinfrage) che Martin Heidegger avrebbe ponderato dall'alto della sua cattedra ? In poche parole, nell’oblio dell’essere, nel suo nascondimento, o meglio auto-nascondimento durante l’intero corso della metafisica occidentale, da Platone a Nietzsche.
Nel rivolgersi all’ente la metafisica ha dimenticato l’essere, anche se con le migliori intenzioni, ossia per conseguire quella che riteneva una vera conoscenza. Ci ha così trasmesso l’unica idea di essere da noi effettivamente posseduta; da ciò deriva che se mettiamo da parte la metafisica e l’intera tradizione umanistica per intraprendere una ricerca dell’essere autentico, non nascosto né dimenticato, intraprendiamo un cammino del tutto diverso da quello finora percorso. Questo porta ad un apparente paradosso: se il nascondersi è il tratto proprio dell’essere, allora la tradizione umanistica non ha tradito il suo mandato, anzi, proprio dimenticando l’essere ha portato a compimento il destino e la vocazione più profonda dell’essere stesso. Come ha scritto Heidegger (1):

All’errore dell’uomo fa riscontro l’autonascondimento dell’essere. L’essere si sottrae mentre si scopre nell’ente. Così l’essere sta in sé stesso con la sua verità. Questo mantenersi-in-sé-stesso è la maniera aurorale del suo scoprirsi.

Non avrei saputo dirlo meglio io stesso. E inoltre (1):

L’oblio dell’essere è l’oblio della differenza tra essere e ente. Ma l’oblio di questa differenza non è affatto la conseguenza di una negligenza del pensiero. L’oblio dell’essere rientra nell’essenza dell’essere stesso, velata in sé stessa. Esso rientra così essenzialmente nel destino dell’essere che il mattino di questo destino incomincia come svelamento dell’essente-presente nel suo esser-presente. Il che significa: la storia dell’essere incomincia con l’oblio dell’essere, perché trattiene in sé la propria essenza, la differenza fra essere ed ente. La differenza resta esclusa. È obliata... 
L’oblio della differenza in cui inizia il destino dell’essere per compiersi in esso, non è però una mancanza, ma l’evento più ricco e più ampio in cui ha luogo e si decide la storia occidentale del mondo. È l’evento della metafisica. Ciò che è ora, si trova nell’ombra del destino precedente dell’oblio dell’essere.

Ma Heidegger non si ferma qui: la metafisica e l’umanismo hanno generato la tecnica, che producendo innumerevoli enti ci allontana sempre di più dall’essere, rivelandosi come la vera espressione del nichilismo occidentale, ed altresì della volontà di potenza, nel senso nietzschiano del termine. L’umanismo e il suo contrario, a cui il pensatore tedesco aderì nel 1933, alla fine non hanno fatto altro che entrambi avanzare nel deserto, nella storia disertata dall’essere. Non resta che affidarsi fatalisticamente ad una improbabile salvezza che non avviene per merito dell’uomo, ma suo malgrado: ormai solo un dio ci può salvare. 

Nota
1. Si veda: Il detto di Anassimandro, in Martin Heidegger, Sentieri interrotti.
Nella traduzione di Friedrich Nietzsche, il famoso ‘detto di Anassimandro’ recita: Là da dove le cose hanno il loro nascimento, debbono anche andare a finire, secondo la necessità. Esse debbono infatti fare ammenda ed essere giudicate per la loro ingiustizia, secondo l’ordine del tempo.

Nessun commento: