25.11.25

K808

# Ho parlato in un post precedente della congiura tramata dalle donne delle classi elevate inglesi ed americane per difendere il sistema sociale che, per quanto ingiusto e crudele, le aveva per prime beneficiarie. Ma gli uomini cosa ne pensavano ?
Austen non ce lo specifica, e del resto avendo a che fare con soggetti come Elizabeth, Emma o Lady Susan, il grado di libertà dei loro spasimanti nel corso dei romanzi che le hanno per protagoniste tende in maniera fin troppo rapida a zero. Un secolo dopo Wharton cede la parola a Newland Archer, in maniera inaspettata, per trattare dei rapporti fra i sessi che, non meno dei rapporti di produzione individuati da Marx, definivano lo zeitgeist del tempo (1).

Newland arrossì: «Convivevano? Ebbene, perché no? Chi aveva il diritto di rifare la propria vita se non lei stessa? Sono stufo degli ipocriti che vorrebbero seppellire viva una donna della sua età, mentre il marito preferisce spassarsela con le prostitute».
Tacque e si girò arrabbiato dall'altra parte per accendere il sigaro. «Le donne dovrebbero essere libere ... libere quanto lo siamo noi», dichiarò, facendo una scoperta le cui terribili conseguenze non era in grado di valutare perché era troppo irritato.

L’incongruo femminista ante litteram deve ancora sposarsi, a questo punto, e quanto vuole dire in effetti è: “Se le donne potessero scegliere, forse smetterebbero di piallarci le palle con questa ossessione per il matrimonio, i figli e tutti i vincoli che ne derivano.”
Il vecchio Newland si sente oppresso da quello che Freud chiamerà ‘il disagio della civiltà’, e trasformato in un ‘uomo ad una dimensione’, tanto per citare Marcuse, la dimensione in cui lo costringe la cara May, alla quale le fisime del futuro consorte non interessano, purché acconsenta a ‘bear the yoke’, come direbbe Shakespeare, dimenticandosi del ‘savage bull’ che vorrebbe essere con Ellen.

Nota
1. Archer sta parlando dei pettegolezzi scatenatisi ai danni di Ellen dopo che lei ebbe abbandonato il marito per fuggire col di lui segretario.
Si veda: Edith Wharton, L’età dell’innocenza, Capitolo quinto.

Nessun commento: