30.11.21

K627

# Alla fine della sesta parte di “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust, due matrimoni sconvolgono l'ordinamento sociale che fino a quel momento pareva incrollabile Il Narratore ha una reazione piuttosto blanda all'intera vicenda (1):

Di quei due matrimoni non pensavo niente, però provavo un’immensa tristezza, come quando due parti della nostra esistenza passata, ormeggiate accanto a noi, e sulle quali fondiamo forse pigramente, giorno per giorno, qualche speranza inconfessata, si allontanano definitivamente, con uno schioccare gioioso di orifiamme, per destinazioni straniere, come due vascelli.

Invece sua madre, pur essendo figlia di possidenti di campagna e moglie di un funzionario pubblico (il padre del Narratore lavora al Ministero degli Esteri), non può fare a meno di mostrarsi sbalordita, parlandone con lui (1):

“La figlia di una donna che tuo padre non mi avrebbe mai permesso di salutare sposa il nipote di Madame de Villeparisis, che tuo padre, i primi tempi, non mi permetteva d’andare a trovare perché la giudicava d’un ambiente troppo brillante per noi !”. E poi: “Il figlio di Madame de Cambremer, per il quale Legrandin temeva tanto di doverci dare una raccomandazione perché non ci riteneva abbastanza chic, sposa la nipote d’un uomo che non avrebbe mai osato salire da noi se non dalla scala di servizio !”

La prima frase si riferisce al connubio, di cui ho già parlato, fra il marchese Robert de Saint-Loup, nipote di Madame de Villeparisis, oltre che figlio di una Guermantes, e Gilberte, figlia invece di una “cocotte”, Odette de Crecy, che nessuna signora rispettabile avrebbe mai salutato. La seconda tratta invece dell'ancora più inverosimile legame fra la nipote di Jupien, l'ex farsettaio che in “Sodoma e Gomorra” si intratteneva col barone di Charlus, e Cambremer, un piccolo nobile di provincia che per darsi arie della migliore aristocrazia è solito aggiungere al nome il titolo del tutto falso di conte di Méséglise.
Il matrimonio è reso possibile dal fatto che Charlus ha adottato la ragazza, dandole così il nome di Mademoiselle d'Oloron, prestigioso titolo appartenente per stirpe alla famiglia Guermantes. Questo ha zittito qualunque obiezione, almeno in pubblico; in privato invece, se non di scandalo, la buona società parla di enorme sorpresa, che però verrebbe meno essendo a conoscenza di un piccolo particolare: Cambremer condivide con Charlus le inclinazioni sessuali, ragione per cui il barone lo ha trovato molto interessante come genero (1):

Tutta la benevolenza del signor di Charlus si riversò, dopo il matrimonio della figlia adottiva, sul giovane marchese di Cambremer, i cui gusti, che erano simili a quelli del barone, non avendogli impedito d’esser scelto come marito di Mademoiselle d’Oloron, non fecero naturalmente che farlo apprezzare maggiormente quando rimase vedovo.

Questa parte è davvero una miscellanea, una macedonia, un miscuglio di intrecci fra sconvolgimenti sessuali e sociali: Albertine risulta bisessuale, ed ha rapporti sia con un ricco borghese come il Narratore, che con un violinista mantenuto da nobili, come Morel, sia con ragazze di buona famiglia, come Andrée, che con proletarie, lavandaie e pescatrici. Il nobilissimo Saint-Loup, bisessuale, ha trovato l'amore della sua vita in una prostituta, la più infima delle categorie sociali; può consolarsi sapendo che sua moglie, adesso ricca e nobile, è figlia di una ex prostituta lei stessa. La moglie di Cambremer, nobile omosessuale, nella quarta parte era innamoratissima di Morel, punto d'incontro delle stravaganze sessuali di tutti gli altri personaggi.
Mi chiedo cosa possa ancora inventarsi Proust nella settima ed ultima parte della sua opera monumentale.

Nota
1. Versione di Giovanni Raboni dall'edizione Mondadori del romanzo di Proust.

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