# La quinta parte del romanzo di Marcel Proust “Alla ricerca del tempo perduto” termina con la partenza di Albertine dalla casa di Parigi dove convive col Narratore. La sesta, intitolata “Albertine scomparsa”, comincia quindi col resoconto dettagliato delle conseguenze psicologiche su di lui di questo distacco.
In effetti il Narratore aveva già considerato più volte la possibilità di interrompere i rapporti con la donna, data l'opposizione della sua (di lui) famiglia ad un eventuale matrimonio, ma soprattutto a causa del senso di noia e perfino fastidio nei suoi confronti che la convivenza ha solo amplificato. Nondimeno quando ciò che pensava fosse il proprio desiderio prende forma nella realtà, lo colpisce come non aveva creduto fosse possibile, spingendolo a fare piani per affrettare il ritorno di Albertine, magari la sera stessa della sua partenza, allo scopo di ricucire la ferita che lo sta dilaniando.
Naturalmente le cose non sono così semplici, il che da l'opportunità a Proust di dilungarsi sull'introspezione psicologica per decine e decine di pagine. Ad un certo punto il Narratore decide di inviare Robert de Saint-Loup presso la zia di Albertine, Madame Bontemps, per far sì che costei la convinca a tornare, senza però rivelarle che si tratta di una sua richiesta. Purtroppo Albertine se ne accorge e gli spedisce questo telegramma (1):
Amico mio, avete mandato il vostro amico saint-loup da mia zia: una vera insensatezza. mio caro, se avevate bisogno di me, perché non scrivermi direttamente ? sarei stata felicissima di tornare. non prendete più iniziative così assurde.
Si sta preparando un lieto fine, in questa che dovrebbe essere la parte tragica del romanzo ? Certo che no: con una mossa che mette in dubbio la sua sanità mentale il Narratore le invia una lettera di estrema freddezza, a cui aggiunge questo poscritto (1):
P.S. – Non rispondo a quanto mi dite circa presunte proposte di Saint-Loup (che, d’altronde, non credo affatto si trovi in Touraine) a vostra zia. È puro Sherlock Holmes. Che idea vi fate di me ?
Questa è una domanda che mi sono posto anch'io, e più di una volta: che idea farsi di un personaggio simile ? Comunque, i due continuano la corrispondenza sulla stessa falsariga: lui le scrive che intende sposare Andreé, nientemeno, lei gli fa i suoi migliori auguri, allora lui la supplica di tornare e lei acconsente, ma non ho forse detto che questa è la parte tragica del romanzo ? Con un colpo di scena del tutto inaspettato, almeno da me, il Narratore riceve un telegramma dalla zia di Albertine in cui lo informa che sua nipote, caduta da cavallo, è morta sul colpo !
Questo chiarisce il titolo della sesta parte, “Albertine scomparsa”, ma io, sprovveduto, avevo pensato che significasse l'evasione della “Prigioniera” (titolo della quinta parte) dalla relazione che la imprigionava, non la sua morte. Ci sono rimasto piuttosto male, al punto di chiedermi se Albertine, con la complicità della zia, non abbia finto la sua “scomparsa” per sottrarsi alla personalità ossessiva, compulsiva e depressiva del Narratore.
Nota
1. Versione di Giovanni Raboni dall'edizione Mondadori del romanzo di Proust.
21.9.21
K607
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento