30.8.16

K87

# Un punto di vista interessante, almeno per me, da cui studiare le dottrine dei classici dell'economia politica è quello dei loro rapporti con la religione.
Ad esempio Adam Smith (1723-1790), il padre della scienza economica moderna, era ateo e nemico giurato dei preti, influenzato in questo dal pensiero del filosofo David Hume (1711-1776), di cui fu amico ed esecutore testamentario. Hume apparteneva alla scuola dell'empirismo inglese, ma a causa del suo ateismo gli fu sempre rifiutata una posizione accademica; nondimeno il suo "Trattato sulla natura umana", pubblicato quando aveva 28 anni, è considerato ancora oggi uno dei lavori più importanti nella storia della filosofia occidentale.
Al contrario Thomas Malthus (1766-1834), autore del celebre "Saggio sul principio della popolazione", era un prete della Chiesa anglicana. Marx nel 'Capitale' (1) chiama il 'Saggio' "un superficiale plagio, declamazione da scolaro o meglio da prete, di opere precedenti, che non contiene neanche una sola proposizione originale"; eppure grazie ad esso l'autore "venne rumorosamente applaudito dall'oligarchia inglese come il grande distruttore di ogni aspirazione di progresso umano".
Nella sua opera principale infatti Malthus asserisce che la crescita della popolazione è necessariamente limitata dai mezzi di sussistenza, e che la popolazione è mantenuta uguale ai mezzi di sussistenza dalla povertà e dal vizio (sic ! 2). Chiaramente, enunciando quella che credeva essere una legge naturale, Malthus esclude ogni influenza sulle condizioni di vita derivante dal sistema politico ed economico in vigore, o dalla distribuzione del reddito. Insomma, con l'avvento del capitalismo l'economia politica borghese si appropria di quello che è sempre stato il mestiere della religione, e chi meglio di un prete economista poteva riuscirci ?
Se Marx teneva in ben poca considerazione Malthus, il desiderio di conoscenza e la ricerca nei minimi dettagli dei fatti e delle dottrine economiche lo portava a non avere pregiudizi d'alcun tipo: egli infatti definisce "il monaco veneziano Ortes" (3) "scrittore originale e intelligente" (4). Ortes fu un precursore di Malthus nel chiedere che si ponesse freno allo sviluppo dalla popolazione (tramite la castità !), ma forse Marx esagera l'importanza della sua opera proprio perché il religioso inglese gli era inviso; in essa infatti non mancano contraddizioni e paradossi, essendo l'autore combattuto fra la difesa degli ordinamenti feudali e le nuove istanze introdotte dagli albori del capitalismo. 

Nota
1. Libro primo, Capitolo XXIII. 
2. Thomas Robert Malthus, Saggio sul principio della popolazione, Capitolo VII: Must it not then be acknowledged by an attentive examiner of the histories of mankind, that in every age and in every state in which man has existed, or does now exist:
That the increase of population is necessarily limited by the means of subsistence.
That population does invariably increase when the means of subsistence increase. And that the superior power of population it repressed, and the actual population kept equal to the means of subsistence, by misery and vice ?
3. Gianmaria Ortes (1713-1790); autore versatile, oltre che di economia si occupò di filosofia, matematica e musica. Marx lo considerava "uno dei grandi scrittori d'economia del XVIII secolo".
4. Karl Marx, Il Capitale, Libro primo, Capitolo XXIII.

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