15.12.15

K12

# L'universo in cui ci troviamo a vivere ha un'unica certezza: l'entropia non si può combattere. Tutto il resto sono invenzioni umane; la sola saggezza possibile si può riassumere nella massima elaborata da un maestro taoista cinese (1):

Sapere ciò contro cui non si può nulla e accettarlo come destino: ecco la suprema virtù.

Chi per debolezza di pensiero o di carattere non ci riesce, può capitare si affidi a quelli che Charles Baudelaire chiamava i 'paradisi artificiali' (2), oppure, il che è lo stesso, all'oppio del popolo (3).
Ma è inutile. La mente cerca un rifugio dove sfuggire alla dimensione tragica dell'esistenza, senza capire che l'unico rifugio è lei stessa, come insegnano da sempre testi antichissimi:

Chi si dedicasse allo studio di trattati estranei alla sua brama di conoscere il Sé sarebbe inutile e patetico, come un cammello tutto adornato di belletto ottenuto con polvere di zafferano.

Nāradaparivrājakopaniṣad

Note
1. Chuang-tzu, Capitolo IV
2. Si veda a questo proposito i suoi "Saggi sui paradisi artificiali", pubblicati dal poeta francese fra il 1851 e il 1859. Essi comprendono: "Del vino e dell'hascisc", "Il poema dell'hascisc" e "Un mangiatore d'oppio", dove Baudelaire riassume "Confessions of an English Opium-Eater" di Thomas De Quincey (1822), opera che parla delle voluttà e torture del laudano, ossia l'oppio disciolto in alcol.
3. La religione è l'oppio del popolo. Karl Marx, Per la critica della "Filosofia del diritto" di Hegel, articolo pubblicato nei "Deutsch-Französische Jahrbücher" del febbraio 1844.

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