# Parlando della seconda stagione di "True Detective" mi sono accorto di non aver citato uno dei suoi principali punti deboli: la figura del gangster interpretato da Vince Vaughn. Costui è un malavitoso che cerca di darsi una ripulita mettendosi in affari coi politici locali, ma scopre ben presto che sono molto più sporchi di lui; viene infatti truffato, dal consigliere comunale che finirà morto ammazzato, dei soldi investiti in un progetto di sviluppo urbanistico, e per cercare di recuperarli segue le indagini sull'omicidio tramite il poliziotto interpretato da Colin Farrell, da sempre colluso con la mafia. Purtroppo il personaggio che dovrebbe essere il cattivo della stagione fa spesso la figura dello sprovveduto preso in un gioco più grande di lui, e inoltre è perseguitato dalla moglie perché non riesce a farle concepire un figlio: insomma è una figura debole, che indebolisce ancora di più una trama contorta e sfilacciata.
Possibile che Shakespeare non abbia insegnato nulla, riguardo alla gestione delle strutture drammaturgiche ? Se si decide di mettere in scena un cattivo, questo deve dire fin da subito "I am determined to prove a villain" ossia "Sono deciso a dimostrarmi una canaglia", come fa Riccardo, ancora Duca di Gloucester, all'inizio della tragedia a lui dedicata (1); oppure sibilare le ultime parole del villain rappresentato nel Tito Andronico: "If one good deed in all my life I did,/I do repent it from my very soul" (2); o far proprio il motto di Iago: "I am not what I am" (3), invece di presentarsi come un babbeo di parvenu in cerca di avanzamento sociale.
Il gangster muore lui pure alla fine, inopinatamente ammazzato mentre è sul punto di darsi alla fuga coi suoi soldi, finalmente recuperati. A farlo fuori è una banda di giovinastri messicani che ce l'avevano con lui per una meschina storia da criminali da strapazzo, e data l'impostazione generale del personaggio è proprio la sorte che si merita.
Possibile che Shakespeare non abbia insegnato nulla, riguardo alla gestione delle strutture drammaturgiche ? Se si decide di mettere in scena un cattivo, questo deve dire fin da subito "I am determined to prove a villain" ossia "Sono deciso a dimostrarmi una canaglia", come fa Riccardo, ancora Duca di Gloucester, all'inizio della tragedia a lui dedicata (1); oppure sibilare le ultime parole del villain rappresentato nel Tito Andronico: "If one good deed in all my life I did,/I do repent it from my very soul" (2); o far proprio il motto di Iago: "I am not what I am" (3), invece di presentarsi come un babbeo di parvenu in cerca di avanzamento sociale.
Il gangster muore lui pure alla fine, inopinatamente ammazzato mentre è sul punto di darsi alla fuga coi suoi soldi, finalmente recuperati. A farlo fuori è una banda di giovinastri messicani che ce l'avevano con lui per una meschina storia da criminali da strapazzo, e data l'impostazione generale del personaggio è proprio la sorte che si merita.
Note
1. Si veda: Life and Death of King Richard III, Act I Scene I
2. Se una buona azione in tutta la mia vita ho compiuto, me ne pento dal fondo dell'anima. Tito Andronico, Atto quinto Scena terza
3. Non sono ciò che sono. Otello, Atto I Scena I. Una frase davvero diabolica, essendo l'esatto contrario di quanto afferma l'entità che appare a Mosè nel roveto ardente: Io sono colui che sono (Esodo 3, 14).
1. Si veda: Life and Death of King Richard III, Act I Scene I
2. Se una buona azione in tutta la mia vita ho compiuto, me ne pento dal fondo dell'anima. Tito Andronico, Atto quinto Scena terza
3. Non sono ciò che sono. Otello, Atto I Scena I. Una frase davvero diabolica, essendo l'esatto contrario di quanto afferma l'entità che appare a Mosè nel roveto ardente: Io sono colui che sono (Esodo 3, 14).

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