# Come tutte le cose tanto attese, anche la seconda stagione di "True Detective" si è rivelata una mezza delusione. Stavolta invece della caccia ad un serial killer la trama riguardava un complesso intrigo di corruzione politico-amministrativa in una città della California chiamata Vinci, e qui sta il problema: avendo poco chiara la struttura della politica locale americana, divisa in municipi, contee e stati, per me è risultato difficile seguire tutte le svolte della narrazione. A ciò si aggiunga che sull'omicidio di una sorta di consigliere comunale (credo), da cui prende il via la vicenda, indagano forze dell'ordine anch'esse divise in municipali, della contea e statali, nel senso di stato della California, complicando ancora di più l'intera faccenda.
Da quanto ho visto, comunque, il livello di corruzione e malaffare negli enti locali degli Stati Uniti fa sembrare lo scandalo di Mafia Capitale un passatempo da oratorio. Se ne rendono via via conto anche i poliziotti incaricati delle indagini, i quali scoprono d'essere solo dei pupazzi manovrati dai loro superiori perché l'inchiesta non porti ad alcun risultato. Quando invece loro insistono nelle indagini, le cose si mettono talmente male che l'integerrima poliziotta interpretata da Rachel McAdams finisce a letto col suo collega colluso con la mafia (l'attore Colin Farrell), da lei fino ad allora apertamente disprezzato, e forse tornato sulla retta via grazie al suo esempio.
Ma questo è solo il preludio alla catastrofe finale: il personaggio di Farrell verrà abbattuto dagli agenti del suo stesso reparto, che lo usano come capro espiatorio di qualunque loro nefandezza; quello di MacAdams sarà invece costretto a fuggire in Venezuela. Nell'ultima scena la si vede, dopo un anno, con in braccio un neonato, frutto del breve incontro col defunto collega.
Da quanto ho visto, comunque, il livello di corruzione e malaffare negli enti locali degli Stati Uniti fa sembrare lo scandalo di Mafia Capitale un passatempo da oratorio. Se ne rendono via via conto anche i poliziotti incaricati delle indagini, i quali scoprono d'essere solo dei pupazzi manovrati dai loro superiori perché l'inchiesta non porti ad alcun risultato. Quando invece loro insistono nelle indagini, le cose si mettono talmente male che l'integerrima poliziotta interpretata da Rachel McAdams finisce a letto col suo collega colluso con la mafia (l'attore Colin Farrell), da lei fino ad allora apertamente disprezzato, e forse tornato sulla retta via grazie al suo esempio.
Ma questo è solo il preludio alla catastrofe finale: il personaggio di Farrell verrà abbattuto dagli agenti del suo stesso reparto, che lo usano come capro espiatorio di qualunque loro nefandezza; quello di MacAdams sarà invece costretto a fuggire in Venezuela. Nell'ultima scena la si vede, dopo un anno, con in braccio un neonato, frutto del breve incontro col defunto collega.

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