26.3.15

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# A cosa serve la politica ? In un mondo che si supponga sottoposto a un qualunque tipo di ordinamento divino la politica, ed i suoi modi di espletamento, non serve a nulla. Lo dimostrano le recenti e tristi vicende internazionali in paesi ancora nella morsa dell'oscurantismo: presso di loro l'unico modo per interagire col prossimo è la strage indiscriminata.
Del resto anche in Occidente la concezione moderna della politica ha poturo affermarsi solo dopo il tramonto dell'impostazione teologica cristiana, che aveva affondato l'Europa in un millennio di ignoranza e superstizione. Solo coll'inizio del Rinascimento (e mai parola fu più indicata per denominare un periodo storico) Machiavelli pone le basi della nostra concezione della politica, e non è un caso che si sia riallacciato all'antichità classica e soprattutto romana (1), superando con un balzo concettuale le assurdità teologiche.
Per il pensatore fiorentino, tuttavia, la politica, pur svincolata dai presupposti di un ordinamento 'morale' del mondo, non è altro che una serie di precetti per ottenere e conservare il potere, quindi non si distacca gran che, nei suoi effetti, dall'integralismo religioso: data la serie infinita di scontri fratricidi in cui era impegnata l'Italia e l'intera Europa ai suoi tempi il Principe ideale di Machiavelli, a ben vedere, non era diverso dai Califfi in circolazione ai nostri tempi.

Nota
1. Si vedano i "Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio", dove prendendo ad esempio il ruolo del paganesimo come collante della Repubblica romana, accusa la religione cristiana di distogliere il popolo dagli interessi civili, salvo poi considerarla uno strumento a disposizione del Principe per il controllo e la manipolazione delle masse.

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