# Antologia personale
Dai "Canti" di Gaio Valerio Catullo
70
Nulli se dicit mulier mea nubere malle
quam mihi, non si se Iupiter ipse petat.
Dicit; sed mulier cupido quod dicit amanti
in vento et rapida scribere oportet aqua.
Dice la mia donna di non voler essere d'altri
se non mia, la volesse Giove in persona.
Dice; ma quanto una donna giura
a chi è folle per lei di passione
puoi scriverlo sul vento,
sull'acqua che corre veloce.
Nota
L'ispiratrice di questa malinconica poesia, la famosa Clodia/Lesbia, era una donna sposata, quindi non si capisce come potesse giurare d'essere fedele ad un amante. A sua discolpa si può dire che il matrimonio con Metello (1) era il classico sodalizio fra due stirpi altolocate, in questo caso tra la gens più nobile fra i patrizi, i Claudi, e quella più potente fra le famiglie consolari plebee, i Metelli; i rapporti sentimentali non erano presi in considerazione, a questo livello, e del resto Clodia fu perfino sospettata d'aver avvelenato il consorte (2).
Purtroppo per il poeta, la sua innamorata anticipa il disinvolto comportamento delle principesse imperiali: già Catullo se la prende con diversi rivali in amore (3), ma è Cicerone a bollare con parole di fuoco la sua condotta (4).
Note alla Nota
1. Quinto Cecilio Metello Celere, console nel 60 a.C.; morì improvvisamente l'anno dopo. Era cugino primo di Clodia, in quanto suo padre, Metello Nepote (c. 98 a.C.), era fratello della madre di Clodia, Metella.
2. Come sembra alludere Cicerone nell'orazione "Pro Celio", capitolo 24.
3. Ad esempio l'Egnazio del carme 39, e i suoi compagni nella 'salax taberna' (37); Celio Rufo (69) o Lucio Gellio Poblicola (c. 36 a.C.), contro cui sono scagliati sette epigrammi.
4. La libidinosa sfrenatezza di questa donna è dilagata fino al punto di farla, non che ansiosa di solitudine e di tenebre e degli altri soliti occultamenti delle proprie turpitudini, compiaciuta anzi dell'affollarsi della gente e della piena luce intorno alle sue sconce manovre.
Marco Tullio Cicerone, Pro Celio, 20.
Questo è solo un esempio, ma l'intera orazione, che difende Marco Celio Rufo dalle accuse mossegli proprio dall'ex amante Clodia, è un atto di accusa spietato nei confronti dell'accusatrice, e ci si può se mai chiedere quanto esagerato dall'enfasi oratoria dell'avvocato difensore. Celio comunque fu assolto da tutti i capi di imputazione, grazie al patrocinio dell'oratore di Arpino, che in questo caso diede veramente il meglio di sé.
Dai "Canti" di Gaio Valerio Catullo
70
Nulli se dicit mulier mea nubere malle
quam mihi, non si se Iupiter ipse petat.
Dicit; sed mulier cupido quod dicit amanti
in vento et rapida scribere oportet aqua.
Dice la mia donna di non voler essere d'altri
se non mia, la volesse Giove in persona.
Dice; ma quanto una donna giura
a chi è folle per lei di passione
puoi scriverlo sul vento,
sull'acqua che corre veloce.
Nota
L'ispiratrice di questa malinconica poesia, la famosa Clodia/Lesbia, era una donna sposata, quindi non si capisce come potesse giurare d'essere fedele ad un amante. A sua discolpa si può dire che il matrimonio con Metello (1) era il classico sodalizio fra due stirpi altolocate, in questo caso tra la gens più nobile fra i patrizi, i Claudi, e quella più potente fra le famiglie consolari plebee, i Metelli; i rapporti sentimentali non erano presi in considerazione, a questo livello, e del resto Clodia fu perfino sospettata d'aver avvelenato il consorte (2).
Purtroppo per il poeta, la sua innamorata anticipa il disinvolto comportamento delle principesse imperiali: già Catullo se la prende con diversi rivali in amore (3), ma è Cicerone a bollare con parole di fuoco la sua condotta (4).
Note alla Nota
1. Quinto Cecilio Metello Celere, console nel 60 a.C.; morì improvvisamente l'anno dopo. Era cugino primo di Clodia, in quanto suo padre, Metello Nepote (c. 98 a.C.), era fratello della madre di Clodia, Metella.
2. Come sembra alludere Cicerone nell'orazione "Pro Celio", capitolo 24.
3. Ad esempio l'Egnazio del carme 39, e i suoi compagni nella 'salax taberna' (37); Celio Rufo (69) o Lucio Gellio Poblicola (c. 36 a.C.), contro cui sono scagliati sette epigrammi.
4. La libidinosa sfrenatezza di questa donna è dilagata fino al punto di farla, non che ansiosa di solitudine e di tenebre e degli altri soliti occultamenti delle proprie turpitudini, compiaciuta anzi dell'affollarsi della gente e della piena luce intorno alle sue sconce manovre.
Marco Tullio Cicerone, Pro Celio, 20.
Questo è solo un esempio, ma l'intera orazione, che difende Marco Celio Rufo dalle accuse mossegli proprio dall'ex amante Clodia, è un atto di accusa spietato nei confronti dell'accusatrice, e ci si può se mai chiedere quanto esagerato dall'enfasi oratoria dell'avvocato difensore. Celio comunque fu assolto da tutti i capi di imputazione, grazie al patrocinio dell'oratore di Arpino, che in questo caso diede veramente il meglio di sé.
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