18.10.13

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# Negli anni settanta impazzava il cosiddetto "glam rock", cioè la musica che dava grande importanza all'aspetto scenico, oltre che musicale, dei concerti dal vivo. Un suo precursore fu Marc Bolan, frontman dei T. Rex, ma il fenomeno divenne di massa quando David Bowie portò in scena Ziggy Stardust; devo poi citare almeno Brian Ferry, autore di pezzi indimenticabili coi suoi Roxy Music.
La definizione "glam rock" deriva dal vocabolo "glamour", che significa "fascino", ossia l'attrazione esercitata dall'aspetto fisico, ma trattandosi di rock'n'roll l'ambito di applicazione è piuttosto elastico. Sebbene l'anno scorso Ziggy Stardust sia risorto sulle passerelle dell'alta moda, molti suoi completi li giudicavo già allora del tutto inguardabili; la musica però era fantastica, e questo in fondo è quello che mi interessava.
Ad aver portato all'estremo questa tendenza, con effetti di un cattivo gusto davvero epocale, sono stati i Kiss, gruppo americano di cui a metà degli anni settanta sono usciti due notevoli doppi dischi dal vivo (Kiss Alive I e II). Essi contengono brani che ascolto ancora adesso: Nothing to Lose, Hotter than Hell, Firehouse (quando Paul Stanley urla "Get the Firehouse !" e attaccano la sirena dei pompieri di solito mi commuovo, di fronte ad uno degli apici artistici del Ventesimo Secolo), solo per citare i primi che mi vengono in mente.
Il più scatenato è il bassista e cantante (si fa per dire), Gene Simmons. Eccolo 37 (trentasette !) anni dopo l'uscita del pezzo originale eseguire "God of Thunder" durante un concerto del loro tour del 2012.


Cos'altro aggiungere ? Long live rock'n'roll, oggi assediato da un gineceo di sgallettate con argomenti difficili da non prendere in considerazione, tenendo gli occhi bene aperti e magari tappandosi le orecchie per non sentire la musica (o presunta tale).

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