26.10.21

K617

# Mi sembra d'aver già parlato del bel film di Volker Schlöndorff che mette in scena “Un amore di Swann”, tratto dalla prima parte del romanzo di Marcel Proust “Alla ricerca del tempo perduto”. Lì i rapporti fra Swann e Odette sono rappresentati in maniera elegante, anche sul piano fisico, ma senza lasciare alcun dubbio in proposito; tuttavia se qualcuno volesse ricavare una pellicola dalla sesta parte dello stesso romanzo, “Albertine scomparsa”, senza tradire la lettera del testo, ne salterebbe fuori un film porno.
Oltre alle varie esperienze lesbiche, sia a Balbec che in Touraine, della donna senza la quale non pensava di poter vivere, a lui tenute accuratamente nascoste, presto il Narratore scopre che Albertine non si comportava meglio a Parigi. Volendo cercare sollievo dal dolore e dal lutto vede molto più spesso Andrée, la quale, trovandolo fiero dei suoi rapporti con Albertine, provvede a infrangerne le ultime illusioni rivelandogli di aver avuto lei pure una relazione con l'amica, sebbene pochi mesi prima avesse giurato e spergiurato il contrario (1):

Devo ammettere che, i primissimi tempi che stava da voi, non aveva rinunciato del tutto ai suoi giochi con me. C’erano giorni in cui sembrava che ne avesse bisogno, al punto che una volta, quando fuori sarebbe stato così facile, non si rassegnò a lasciarmi andar via prima d’avermi fatta stendere accanto a lei, qui in casa. Non abbiamo avuto fortuna, siamo state lì lì per essere sorprese.

WTF ?!! Albertine tradiva il Narratore con Andrée in casa sua (del cornuto), il che mi sembra veramente il colmo !
E non è ancora il peggio; come racconta sempre Andrée (1):

Del resto, non era solo con me che le piaceva divertirsi. Aveva incontrato, in casa di Madame Verdurin, un bel ragazzo che si chiamava Morel (ossia il violinista mantenuto dal barone di Charlus, in “Sodoma e Gomorra”). Si erano capiti immediatamente. Pensava lui – perché Albertine gli permetteva di divertircisi a sua volta, visto che le novelline piacevano anche a lui, gli piaceva metterle sulla cattiva strada e subito dopo piantarle –, pensava lui a sedurre certe piccole pescatrici d’una spiaggia fuori mano, certe piccole lavandaie, che si invaghivano d’un giovanotto mentre non avrebbero corrisposto alle profferte d’una fanciulla. Non appena la piccina era sotto il suo dominio, la conduceva in un posto sicuro e la lasciava ad Albertine. Per paura di perdere questo Morel – che, del resto, era anche lui della partita – la piccina obbediva sempre; e, d’altra parte, lo perdeva lo stesso, perché per paura delle conseguenze, e anche perché una volta o due gli bastavano, lui se la filava lasciando un indirizzo falso. Una volta ebbe il coraggio di portarne una, con Albertine, in un bordello di Couliville, dove in quattro o cinque la presero insieme o successivamente. Era la sua passione, e anche quella di Albertine. Ma Albertine, poi, aveva terribili rimorsi.

Qui Proust può dare l'impressione d'aver esagerato coi dettagli piccanti, ma come si vedrà nel seguito di questa parte le intemperanze sessuali di Albertine, per quanto forse comuni ad ogni tempo e paese, gli servono come sintomo della decadenza di una società, quella francese della Belle Époque, che in effetti verrà travolta prima dalla Grande Guerra, e poi dalla crisi economica del '29, col profetico autore già morto da un pezzo.
L'abbattimento delle barriere morali trova il proprio corrispettivo nell'abbattimento delle barriere sociali, rappresentato in questa parte da due matrimoni fino a poco tempo prima inconcepibili.

Nota
1. Versione di Giovanni Raboni dall'edizione Mondadori del romanzo di Proust.

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