24.8.21

K599

# Dorothy Thompson nel primo dopoguerra scriveva per la rivista “Cosmopolitan”. Giunta a Berlino attese a lungo di poter avere un colloquio con Hitler, rimanendone poi nel complesso delusa: “Quando mi hanno ammessa nel salotto di Adolf Hitler, al Kaiserhof (l'albergo dove risiedeva quando si trovava a Berlino; la sede principale del partito nazista era a Monaco), ero convinta di trovarmi davanti il futuro dittatore della Germania. Nel giro di una cinquantina di secondi ho avuto la certezza che non poteva essere così. Mi è bastato meno di un minuto per misurare la desolante pochezza dell’uomo che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso”. Né maggiore impressione le fece l'aspetto fisico: “Il suo volto è già di per sé una caricatura, e il suo corpo sembra fatto di sole cartilagini, senza ossa. È il prototipo da manuale dell’omino mediocre.”
Com'è noto si sbagliava: in effetti era stata alla presenza del futuro Führer dei tedeschi, che peraltro aveva proprio fra le donne le sue più fanatiche seguaci. Forse Thompson non riusciva a spiegarselo, come del resto noi al giorno d'oggi, ma fin da quando li teneva nelle birrerie di Monaco i suoi comizi erano spesso popolati da orde di signore di tutti i ceti sociali in preda all'isterismo; mancava solo che gli tirassero sul palco reggiseno e mutandine, come accadeva negli anni sessanta ai concerti delle rock star.
La più entusiasta era Magda Goebbels, che aveva per Hitler una vera e propria adorazione mistica. Il marito dovette accettare malvolentieri questo bizzarro ménage-à-trois, e se ne lamentò spesso nei suoi diari: “Magda si lascia andare un po’ troppo in presenza del capo. Mi fa stare molto male. La sua distinzione si incrina. Non ho chiuso occhio per tutta la notte. Devo fare qualcosa. Temo che non si possa contare del tutto sulla sua fedeltà. Sarebbe una cosa terribile.”
Naturalmente anche nel peggiore dei casi la colpa sarebbe stata di Magda, mentre per Hitler il suo ministro della propaganda ha solo parole di comprensione. Del resto lui si comportava allo stesso modo: durante le vacanze natalizie del 1932 la moglie venne ricoverata in gravi condizioni nella clinica ginecologica dell'ospedale universitario di Berlino a causa di un aborto spontaneo, ma questo non lo trattenne dall'accettare l'invito a recarsi al Berchtesgaden, lo chalet di Hitler sulle pendici dell’Obersalzberg, per trascorrervi i giorni intorno al Capodanno.
Il fanatismo di colei che venne definita “la First Lady del Reich” arrivò al punto di non poter concepire, per sé stessa e per la prole, una vita in cui non fossero presenti Hitler ed il nazismo. Quando ormai l'Armata Rossa si trovava a poca distanza dal bunker presso la Cancelleria, ultimo rifugio del Führer e dei suoi fedelissimi, avvelenò i sei figli, sistemandoli nei loro letti come se dormissero, prima di uccidersi insieme al marito. Era il 1 maggio 1945; Magda aveva 43 anni.

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