13.4.21

K561

# In genere si fa decorrere dal 1975 il termine dell'Età dell'Oro che avevano attraversato i paesi occidentali dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma a ben vedere la vera e propria “Età dell'Oro”, in senso curiosamente letterale, ebbe fine ad una data precisa: il 15 agosto 1971. Quel giorno, infatti, il presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, decretò la sospensione definitiva della convertibilità del dollaro in oro.
Il provvedimento era ormai inevitabile, data la spaventosa quantità di dollari in circolazione nel mondo, giacché gli Stati Uniti finanziavano il proprio debito pubblico, e attingevano alle risorse dell'intero globo terracqueo, semplicemente stampando moneta. Ai famosi ‘eurodollari’, ossia ai capitali depositati in Europa, soprattutto nella City londinese, presto si sarebbero aggiunti i famigerati ‘petroldollari’, derivanti dagli introiti dei paesi produttori di greggio, dopo la quadruplicazione del suo prezzo nel 1973.
L'atto formale in realtà sul momento non cambiò nulla: il dollaro continuò ad essere la valuta di riferimento mondiale, e a finire nelle riserve delle banche centrali al posto dell'oro. Fu nondimeno la fine di un'era, quella iniziata quando ancora infuriava il secondo conflitto mondiale con gli accordi di Bretton Woods, nel New Hampshire (luglio 1944).
A Bretton Woods il presidente americano Franklin D. Roosevelt impose il trasferimento del controllo del denaro mondiale dall'alta finanza ai governi ed alle banche centrali: gli USA si impegnavano a cambiare i dollari in oro alla cifra di 35 dollari l'oncia, ma era la valuta americana il perno del nuovo sistema, il che rifletteva l'egemonia economica, politica e perfino militare ormai acquisita da quel paese in Occidente.
La Federal Reserve, ossia la banca centrale americana, agendo di concerto con le banche centrali dei maggiori paesi europei, istituì il sistema dei cambi fissi fra le valute; la fine di questo regime, nel 1971, causò un arretramento del controllo pubblico sul fronte monetario, ed apri praterie inesplorate all'istinto selvaggio della speculazione sui cambi. Allora tuttavia non si potevano nemmeno immaginare gli aspetti deliranti ed autodistruttivi che l'assunzione di rischi speculativi sempre più elevati avrebbe assunto negli anni della ‘deregulation’ finanziaria e della creazione di un sistema bancario ‘ombra’ o ‘fantasma’.
Sembra la trama di un film di James Bond, ma giuro che non mi sto inventando nulla: le ‘Spectre’ volte a dominare il mondo pigiando sulla tastiera di un computer in qualche ufficio climatizzato esistevano davvero. Solo alcune, come ad esempio la Lehman Brothers, non sono sopravvissute alla loro follia; quelle ‘too big to fail’ furono salvate coi soldi dei contribuenti, e a tutt'oggi è incerto se abbiano imparato la lezione.

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