# L'introduzione da parte dei Germani di una figura femminile nella triade divina è interessante perché anche nel cattolicesimo ve n'è una in posizione privilegiata: la Madonna. Essa nella Trinità potrebbe prendere il posto dello Spirito Santo, ricostituendo la famiglia divina che i nostri antenati hanno proiettato in cielo prendendo esempio da situazioni molto terrene. Del resto chi ha mai sentito di qualcuno che sia devoto a un soggetto nebuloso come lo Spirito Santo ? Sarebbe una stravaganza davvero notevole anche per un campo dove le assurdità non mancano di sicuro.
La Madonna invece si è affermata fin quasi a divenire la divinità prevalente, ed a guadagnarsi l'adorazione di tutti i papi. Questo non stupisce, visto che la sua figura rimanda in maniera diretta alla Gran Madre mediterranea (incredibile a dirsi, a Torino c'è perfino una chiesa a lei dedicata, proprio con questo nome), e prima ancora alla Grande Dea dell'induismo: Pārvatī, la sposa del Dio Śiva, con le sue diverse ipostasi (Kālī, Durgā e Umā). Altre immagini simili sono quelle di Iside, il cui culto dall'Egitto trovò largo seguito nella Roma imperiale, e di Cibele, la Magna Mater, i cui sacerdoti giungevano a rinunciare alle proprie parti virili, per entrare al suo servizio.
Ne parla, ad esempio, Catullo (63, 4-5 e 8-9):
Stimulatus ibi furenti rabie vagus animis
devolsit ilei acuto sibi pondera silice ...
niveis citata cepit manibus leve typanum,
typanum tuom, Cybebe, tua, mater, initia
Duemila anni dopo di sue statue trabocca, al giorno d'oggi, la cattolicissima Spagna; ad esempio questa in Plaza de Cibeles, a Madrid.
La Madonna invece si è affermata fin quasi a divenire la divinità prevalente, ed a guadagnarsi l'adorazione di tutti i papi. Questo non stupisce, visto che la sua figura rimanda in maniera diretta alla Gran Madre mediterranea (incredibile a dirsi, a Torino c'è perfino una chiesa a lei dedicata, proprio con questo nome), e prima ancora alla Grande Dea dell'induismo: Pārvatī, la sposa del Dio Śiva, con le sue diverse ipostasi (Kālī, Durgā e Umā). Altre immagini simili sono quelle di Iside, il cui culto dall'Egitto trovò largo seguito nella Roma imperiale, e di Cibele, la Magna Mater, i cui sacerdoti giungevano a rinunciare alle proprie parti virili, per entrare al suo servizio.
Ne parla, ad esempio, Catullo (63, 4-5 e 8-9):
Stimulatus ibi furenti rabie vagus animis
devolsit ilei acuto sibi pondera silice ...
niveis citata cepit manibus leve typanum,
typanum tuom, Cybebe, tua, mater, initia
Duemila anni dopo di sue statue trabocca, al giorno d'oggi, la cattolicissima Spagna; ad esempio questa in Plaza de Cibeles, a Madrid.

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