12.7.16

K73

# Parlando in un post precedente dello scritto di Max Weber "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo" (1904), e collegandolo ad un passo del "Capitale" di Karl Marx, temo d'aver dato l'impressione che il sociologo tedesco fosse un adepto del materialismo storico, quando in effetti è vero il contrario. Per Weber le influenze culturali furono altrettanto importanti, per lo sviluppo del capitalismo, delle condizioni materiali; inoltre Weber non vedeva alcuno sbocco positivo alla dialettica degli opposti, in ciò forse influenzato dalla corrente del pessimismo tedesco, il cui capofila fu Arthur Schopenhauer.
Questo però non significa che Weber fosse in qualche modo 'religioso'. Anzi, sebbene si sia occupato per tutta la propria carriera scientifica di sociologia delle religioni, da parte sua era agnostico: la visione strumentale della religione ha le radici nel pensiero di Friedrich Nietzsche, l'unico a suo giudizio confacente ad una società ormai priva sia degli imperativi morali kantiani, che di ogni orizzonte religioso.
Del resto la critica portata avanti da Nietzsche, ad esempio nella 'Genealogia della morale', trova corrispondenza nel pensiero di Karl Marx, che rifiutò sempre di considerare la sua opera come l'avanzamento di richieste in qualche modo 'morali'. Si chiude così il cerchio di una visione del mondo che ha plasmato la nostra società più che se si fossero avverate le previsioni del grande pensatore di Treviri.

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