5.7.16

K71

# Preso da curiosità ho provato ad interessarmi a come avesse potuto formarsi storicamente un concetto, quello della Trinità, inconcepibile. Presto mi sono perso in una tale insopportabile serie di massacri e persecuzioni fra trinitari e antitrinitari, consustanziali e anticonsustanziali, concili che prendevano posizione per favorire gli intenti politici di qualche imperatore, subito smentiti dal successivo, che ho dovuto rinunciare.
Ho scoperto però che se i Longobardi avessero sconfitto Carlo Magno, e non viceversa, a quest'ora i cristiani seguirebbero la dottrina di Ario, l'infame l'eretico condannato dal concilio di Nicea (325). Risulta infatti che il popolo germanico era un fautore dell'arianesimo, ossia dell'eresia anticonsustanziale, che si opponeva all'omousia (identità di essenza, o consustanzialità) fra le tre persone della triade divina.
Queste possono sembrare parole in libertà, e in effetti è quello che sono, perché di questi argomenti nessuno ci ha mai capito nulla. L'appartenenza all'una o all'altra corrente religiosa variava secondo le alleanze politiche stipulate tra l'impero bizantino, i regni degli invasori barbari e lo stato della Chiesa; inoltre essa riguardava solo le classi dominanti, perché il popolo era per gran parte ancora legato al paganesimo, sia quello derivante dall'ormai estinta civiltà romana, che quello di ispirazione nordica importato nell'ex impero dalle migrazioni barbariche. Del resto entrambi si possono ricondurre ad un comune archetipo indoeuropeo, quale ancora oggi è praticato nell'induismo; per affermarsi fra i popoli europei il cristianesimo dovette allontanarsi sempre di più dall'ebraismo, e scendere a molti compromessi col loro modo di pensare appunto 'indoeuropeo'.
Per concludere, volendo infrangere in un colpo solo i due precetti fondamentali del monoteismo 'hard-core', per così dire, come praticato da ebrei e musulmani, ecco l'immagine della Trinità in tutta la sua gloria dipinta da Tiziano Vecellio (1554), ed ora conservata al Museo del Prado di Madrid.

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