# Ammessa e non concessa l'esistenza di un'entità trascendente l'immanenza dell'universo, le sarebbe possibile combattere vittoriosamente l'entropia ? In caso contrario non sarebbe onnipotente, ma sottoposta lei stessa al secondo principio della termodinamica, come nella religione degli antichi Greci Zeus era sottoposto al volere del Fato.
Del resto dimostrare che un'entità onnipotente non può esistere è facilissimo: può Dio creare una pietra tanto pesante da non essere capace lui stesso di sollevarla ? Comunque si risponda, esiste qualcosa che Dio non può fare, ergo non è onnipotente.
Si può obiettare che sono giochi di parole, ma è proprio questo il punto: qualunque affermazione che non tragga origine da fatti concreti non è altro che un gioco di parole, com'è da sempre qualunque opera 'teologica', in senso lato. Questo ovviamente non me lo sono inventato io: è la posizione della scuola filosofica chiamata 'Positivismo logico', che ha come assioma fondante il criterio della verificabilità, espresso brevemente in questi termini (1):
Un enunciato è significativo in senso fattuale per qualunque individuo, se e solo se quest'ultimo sa come verificare la proposizione che l'enunciato si propone di esprimere - cioè, se egli sa quali osservazioni lo condurrebbero, sotto certe condizioni, ad accettare la proposizione come vera o a rifiutarla come falsa. Altrimenti la presunta proposizione sarà, se non una tautologia, una pura e semplice pseudo-proposizione.
Da questo punto di vista, le cosiddette 'verità' religiose non hanno letteralmente alcun significato, quindi essere atei è altrettanto assurdo che essere credenti: se l'affermazione dell'esistenza di dio è un nonsenso, lo è altrettanto la negazione della stessa.
Ciò tra l'altro risolve il secolare antagonismo fra scienza e religione: infatti poiché le affermazioni del credente non sono autentiche proposizioni, in nessun caso possono trovarsi in una qualunque relazione logica con le proposizioni scientifiche.
Nota
1. Si veda: Alfred J. Ayer, Linguaggio, Verità e Logica, Capitolo primo.
Del resto dimostrare che un'entità onnipotente non può esistere è facilissimo: può Dio creare una pietra tanto pesante da non essere capace lui stesso di sollevarla ? Comunque si risponda, esiste qualcosa che Dio non può fare, ergo non è onnipotente.
Si può obiettare che sono giochi di parole, ma è proprio questo il punto: qualunque affermazione che non tragga origine da fatti concreti non è altro che un gioco di parole, com'è da sempre qualunque opera 'teologica', in senso lato. Questo ovviamente non me lo sono inventato io: è la posizione della scuola filosofica chiamata 'Positivismo logico', che ha come assioma fondante il criterio della verificabilità, espresso brevemente in questi termini (1):
Un enunciato è significativo in senso fattuale per qualunque individuo, se e solo se quest'ultimo sa come verificare la proposizione che l'enunciato si propone di esprimere - cioè, se egli sa quali osservazioni lo condurrebbero, sotto certe condizioni, ad accettare la proposizione come vera o a rifiutarla come falsa. Altrimenti la presunta proposizione sarà, se non una tautologia, una pura e semplice pseudo-proposizione.
Da questo punto di vista, le cosiddette 'verità' religiose non hanno letteralmente alcun significato, quindi essere atei è altrettanto assurdo che essere credenti: se l'affermazione dell'esistenza di dio è un nonsenso, lo è altrettanto la negazione della stessa.
Ciò tra l'altro risolve il secolare antagonismo fra scienza e religione: infatti poiché le affermazioni del credente non sono autentiche proposizioni, in nessun caso possono trovarsi in una qualunque relazione logica con le proposizioni scientifiche.
Nota
1. Si veda: Alfred J. Ayer, Linguaggio, Verità e Logica, Capitolo primo.
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