26.5.15

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# E' difficile, se non impossibile, definire l'intelligenza, e di sicuro non ci proverò io, dopo che hanno fallito generazioni di filosofi e scienziati; un compito più agevole consiste nell'indicare alcuni dei suoi componenti essenziali. Ho già citato l'attenzione, o consapevolezza; a questa bisogna aggiungere l'oggettività, ossia il considerare le cose senza mettere sempre di mezzo il proprio (di solito) miserabile ego, o attribuire qualunque fatto o accadimento ai propri rapporti (spesso immaginari) con gli ego altrui.
Su di un piano più elevato il genio, nell'arte come nella scienza, è chi porta l'oggettività a livelli inattingibili dagli spiriti comuni. Lo afferma Arthur Schopenhauer (1), che poi fa l'esempio dell'opera incomparabile di William Shakespare:

In tutti i suoi drammi troviamo i personaggi costantemente mossi dai motivi dell'egoismo, o della malvagità. Infatti, egli voleva mostrare degli uomini nello specchio della poesia e non delle caricature morali: perciò ognuno li riconosce in questo specchio, e le sue opere continuano a vivere oggi e per sempre.

A considerarla in modo oggettivo, questa è la condizione umana: un mondo senza Dio, sul cui palcoscenico agiscono personaggi, maschili e femminili, in balia delle proprie passioni, amore, odio, invidia, gelosia, brama di possesso o potere, dove l'unica salvezza è la dimensione estetica dell'arte e della poesia.

Nota
1. Si veda: Parenga e Paralipomena, Tomo Secondo, Capitolo terzo, paragrafo 49

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