# L'assassinio di Giulio Cesare fu senz'altro uno dei crimini più insensati dell'intera storia umana. A renderlo assurdo fu il fatto che i congiurati non avevano alcun progetto politico, al di là dell'eliminazione fisica di quello che consideravano il nuovo Re di Roma.
Non si rendevano conto che Cesare, il più nobile dei romani, la cui famiglia si vantava di discendere nientemeno che dalla dea Venere, incarnava le aspettative della nuova classe imprenditoriale che i traffici all'interno e fra le Province avevano arricchito, e perfino della plebe, che si avvantaggiava dei bassi prezzi delle derrate alimentari; inoltre i successi militari in Gallia gli avevano guadagnato il favore delle legioni, foraggiate dalle sue conquiste e sedotte dalla sua determinazione. Cosa poteva importare, a tutti costoro, dei piagnistei della vecchia aristocrazia, che dava il nome di libertà ai propri soprusi ?
L'erede di Cesare, Ottaviano, da quel genio politico che era capì perfettamente la struttura e la sovrastruttura della Rivoluzione Romana, stabilendo l'Impero su due solide gambe: il Tribunato perpetuo della plebe e il comando supremo dell'esercito, come del resto sanciva il nome di Imperatore, attribuito in passato sul campo di battaglia dalle legioni vittoriose al loro condottiero.
La parte più accorta del patriziato fu svelta a saltare sul suo carro, siglando l'alleanza col matrimonio fra il giovane rivoluzionario e Livia Drusilla, che in effetti era una Claudia per nascita e grazie al primo matrimonio (1). Per un caso fortunato, il matrimonio dinastico si rivelò un'unione salda e felice, purtroppo mai allietata dalla nascita di un figlio, sebbene entrambi ne avessero dai coniugi precedenti. Dice Svetonio: "Amò Livia, e se ne compiacque, con singolare perseveranza" (2).
Note
1. Suo padre, Marco Livio Druso Claudiano, era un Claudio adottato da Marco Livio Druso, l'importante uomo politico dal cui rifiuto di concedere la cittadinanza agli Italici scaturì la cosiddetta "Guerra Sociale"; il primo marito di Livia fu Tiberio Claudio Nerone, padre del futuro imperatore omonimo.
2. Divus Augustus, LXII.
Non si rendevano conto che Cesare, il più nobile dei romani, la cui famiglia si vantava di discendere nientemeno che dalla dea Venere, incarnava le aspettative della nuova classe imprenditoriale che i traffici all'interno e fra le Province avevano arricchito, e perfino della plebe, che si avvantaggiava dei bassi prezzi delle derrate alimentari; inoltre i successi militari in Gallia gli avevano guadagnato il favore delle legioni, foraggiate dalle sue conquiste e sedotte dalla sua determinazione. Cosa poteva importare, a tutti costoro, dei piagnistei della vecchia aristocrazia, che dava il nome di libertà ai propri soprusi ?
L'erede di Cesare, Ottaviano, da quel genio politico che era capì perfettamente la struttura e la sovrastruttura della Rivoluzione Romana, stabilendo l'Impero su due solide gambe: il Tribunato perpetuo della plebe e il comando supremo dell'esercito, come del resto sanciva il nome di Imperatore, attribuito in passato sul campo di battaglia dalle legioni vittoriose al loro condottiero.
La parte più accorta del patriziato fu svelta a saltare sul suo carro, siglando l'alleanza col matrimonio fra il giovane rivoluzionario e Livia Drusilla, che in effetti era una Claudia per nascita e grazie al primo matrimonio (1). Per un caso fortunato, il matrimonio dinastico si rivelò un'unione salda e felice, purtroppo mai allietata dalla nascita di un figlio, sebbene entrambi ne avessero dai coniugi precedenti. Dice Svetonio: "Amò Livia, e se ne compiacque, con singolare perseveranza" (2).
Note
1. Suo padre, Marco Livio Druso Claudiano, era un Claudio adottato da Marco Livio Druso, l'importante uomo politico dal cui rifiuto di concedere la cittadinanza agli Italici scaturì la cosiddetta "Guerra Sociale"; il primo marito di Livia fu Tiberio Claudio Nerone, padre del futuro imperatore omonimo.
2. Divus Augustus, LXII.
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