# L'evoluzione della specie umana, e la necessità della sua continuazione, hanno reso inevitabile che prima o poi qualunque maschio si ritrovi stupefatto davanti a quella che Goethe chiama l'Eterna Femminilità. Può essere un incontro casuale o una relazione a vita, ma è sicuro che capita a tutti, perfino ai più grandi spiriti: Shakespeare rimane allibito di fronte alla 'dark lady', ed è scontato, per noi italiani, citare gli esempi di Dante o Petrarca.
Tuttavia il caso più lampante di questo stupore o terrore sacro l'ho trovato in quello che è forse il miglior romanzo di Charles Dickens, Grandi Speranze: in presenza di Estella, Pip si sente davvero un creep, un weirdo, come recita il famoso brano dei Radiohead. Da bambini Estella lo maltratta, lo insulta, lo fa piangere; da ragazzi gli concede un bacio, solo per riaffermare il suo potere su di lui, e la distanza invalicabile che li separa; da adulti sposa un altro, proprio mentre le grandi speranze di Pip di assurgere al rango di gentiluomo, per poter finalmente aspirare alla mano di Estella, svaniscono nel nulla, e la sua vita precipita nel disastro totale. Solo nell'ultima frase del romanzo Dickens lascia trapelare un barlume di speranza che Estella, ormai vedova, possa riallacciare un rapporto con Pip; pare peraltro che l'autore l'abbia inserita su richiesta del suo editore, al quale il finale in origine senza scampo pareva troppo deprimente.
Insomma, quella di Pip è una vera tossicodipendenza, ed Estella più che l'eroina di un romanzo diventa per lui lo stupefacente omonimo. Come dice il poeta latino Ovidio:
Sentit amans sua damna fere, tamen haeret in illis,
Materiam culpae persequiturque suae.
Tristia, Libro IV, 1, 33-34

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