30.4.13

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# Se l'ambito del principio, o meglio paradosso dell'irriducibilità computazionale è il tempo, qualcosa di simile si può escogitare anche per lo spazio, dimostrando che aveva ragione Schopenhauer a considerare poco affidabili entrambe le basi dell'estetica trascendentale di Kant (1).
Ho letto molto tempo fa un racconto di Jorge Luis Borges che esemplifica a perfezione quanto voglio dire. Si intitola, se non ricordo male, 'La mappa dell'imperatore', o 'L'imperatore e le sue mappe', o 'Sei imperatore, che t'importa delle mappe ?' o qualcosa del genere; in esso un imperatore, se non si fosse capito, decide di cartografare il proprio impero, ma non è mai soddisfatto della precisione delle mappe e le pretende con sempre più particolari, fino a scoprire che la mappa più accurata coincide con l'impero stesso.
Come la previsione non può sopravanzare il futuro che prevede, così la mappa ricopre l'intero territorio da mappare; chissà perché, lo trovo divertente.

Though this be madness, yet there is method in't.

William Shakespeare
Hamlet, Prince of Denmark
Act II Scene II

Nota
1. In effetti secondo il grande pensatore di Danzica il concetto di spazio, più che inaffidabile, è del tutto inutile visto che la musica, la suprema delle arti, ne fa a meno.
Per maggiori dettagli si veda la "Critica della filosofia kantiana" in appendice a "Il mondo come volontà e rappresentazione".

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