22.9.11

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# Siccome mi piace fare piani in anticipo, una caratteristica borderline del comportamento maniacale, l'anno scorso ho deciso che quest'inverno avrei letto il primo volume della "Ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust. Finora non ne ho mai avuto il tempo, anche perché non sono appassionato di romanzi; ora però un evento imprevisto mi ha fatto cambiare idea.
Si tratta di questo: visto che mi sono tanto piaciute le miniserie della BBC tratte dai romanzi di Jane Austen, ho allargato i miei orizzonti scaricando da Internet una miniserie in quattro parti del 2006 tratta da "Jane Eyre" di Charlotte Brontë; ebbene, mi è piaciuta al punto che ho deciso di leggere il romanzo, appunto quest'inverno.
La mia approvazione si è consolidata quando, verso la fine, Jane riceve una domanda di matrimonio da un prete (ovviamente anglicano), che vuole andare missionario in Africa, ed a questo scopo ha bisogno di una moglie. Da persona assennata Jane gli chiede: "Se non mi amate, perché volete sposarmi ?", e il disgraziato risponde: "In questo l'amore non ha nulla a che fare."
Ora, io delle donne capisco poco o niente, ma almeno una cosa l'ho afferrata: per loro TUTTO ha a che fare con l'amore, nelle sue varie forme, o per usare l'espressione corrente in una cultura non sessuofobica come il cristianesimo, l'amore è il loro dharma. Non sapendo come andava a finire il romanzo mi sono detto: "Se Jane sposa questo coglione, con me l'intera sorellanza Brontë ha chiuso per sempre".
Per fortuna, dopo aver accumulato sulla povera governante disgrazie a ripetizione, Charlotte Brontë cambia decisamente corso agli eventi: Jane eredita una piccola fortuna, ma soprattutto ritrova Mr. Rochester, ora finalmente libero di sposarla.
 
 

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